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L'utile di Mps sale del 21% a 1,66 miliardi, il trimestre batte le attese
I ricavi crescono del 5,6%, stabili i costi. 'La valutazione dell'Opas entro novembre'
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Borsa Tokyo in picchiata dopo il voto Usa (-5,96%)
Nikkei per la prima volta da maggio sotto 60mila, pesa l'incubo regole IA
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Leo XIV in Latin America: a confrontation with the right
The Pope departs today and returns on 17 November. No special medical precautions are needed following his operation on 13 October. Vatican communications chief Montse Alvarado: “He is doing well.” In Buenos Aires, Milei and Peter Thiel await him; in Lima, the daughter of Alberto Fujimori
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From the Colosseum to the Sabina hills: a taste of Lazio’s olive oil
Explore Rome and its countryside through olive oil tastings, historic mills and the Evo Experience, a journey into one of the region’s most treasured food traditions
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Leone nell’America Latina che si è spostata a destra: “Ma la sconfitta di Trump cambia lo scenario”
Intervista allo storico Gianni La Bella: “Il voto di metà mandato è in assoluta controtendenza rispetto all’idea del tycoon di trasformare nuovamente il subcontinente nel cortile di casa degli Stati Uniti”. Prevost nell’Argentina di Milei e nel Perù di Fujimori
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L’infanzia, le feste, i sogni Luana prima della tragedia che l’ha resa un simbolo
Il docufilm sulla vita della giovane operaia di Prato vittima dell’incidente nel 2021. “Chi muore sul lavoro non è un numero”
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Toti a Spinelli: «Ti vengo a trovare prima delle elezioni. Ti chiedo un po’ di robe» Ecco le immagini degli incontri sullo yacht
Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»
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IL SINDACO DI GENOVA Lo sfogo di Bucci: «Gioco al massacro, non ci sto. Chiedo chiarezza, pronto a parlare con i pm»
Il sindaco di Genova: «Le mie parole sui maiali intercettate? Per ogni area nel porto si scatena la rissa. I soldi del ponte Morandi per un favore a Spinelli? È una falsità, quei soldi non c’entrano nulla»Il sindaco di Genova: «Le mie parole sui maiali intercettate? Per ogni area nel porto si scatena la rissa. I soldi del ponte Morandi per un favore a Spinelli? È una falsità, quei soldi non c’entrano nulla»
Corriere.it - Cronache
Ucciso a 24 anni a colpi di pistola mentre andava a lavorare: giallo in Calabria
Domenico Oppedisano, padre di una bambina di nemmeno un anno, raggiunto da diversi proiettili. Era incensurato. Indagano i carabinieri. L’ipotesi di un regolamento di conti nell’ambito del controllo del legname
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Clima, la sfida dei 6 ragazzini contro l’Europa. Ecco perché la sentenza di domani può fare la storia (e ci sarà anche Greta)
La denuncia alla Corte dei diritti per l’uomo: «Non è stato fatto abbastanza per scongiurare la peggiore minaccia all’umanità». Se vincessero la sentenza avrebbe valore di trattato e obbligherebbe a prendere misure drastiche
Il Sole 24 ORE - Italia
Eventi meteo estremi in crescita, nel 2025 danni per 11,9 miliardi. Conto salato per le aree costiere
Gli eventi meteo estremi crescono, e anche i danni su comunità e cittadini si fanno sentire. Dal Nord al Sud, passando per le isole, si fanno i conti con gli...
Il Sole 24 ORE - Italia
Teleriscaldamento, via libera di Arera al bonus sociale per le famiglie in difficoltà economica
I destinatari dell’agevolazione potranno contare su una riduzione della spesa media pari circa al 15% al netto delle imposte. Il bonus spetta alle famiglie con Isee non superiore a 9.796 euro o a 20mila euro per le famiglie con almeno quattro figli a carico
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Resa dei conti tra i repubblicani: Hegseth sotto accusa, pronto l’impeachment
Il capo del Pentagono attaccato per la guerra e la sconfitta alle elezioni. Trump lo difende: «Ha fatto un ottimo lavoro». Voci, poi smentite, su possibili dimissioni di Rubio
Il Sole 24 ORE - Mondo
Paraguay, il presidente Peña si dimette dopo il caos di Ueno Bank
Il presidente del Paraguay, Santiago Peña, si è dimesso dopo il commissariamento da parte della banca centrale di Ueno Bank, un istituto di credito digitale che conta 2,94 milioni di...
Il Fatto Quotidiano
Ti ricordi… Rinaldo Martino, il fuoriclasse argentino che vinse con la Juve e scappò da Torino per i cavalli
Lo scudetto mancava da quindici anni. Gli ultimi cinque erano stati a senso unico: il Grande Torino era una squadra invincibile. Non dal destino purtroppo, e la tragedia del 1949 bruciava sulla pelle di tutta Italia. Gianni Agnelli, diventato presidente nel 1947, promise che “Torino avrà presto un nuovo squadrone”. E un nuovo squadrone passa per i primi, grandi, acquisti stranieri: i danesi Hansen e Praest ci sono già, e quanto a potenza siamo a posto. Serve classe, serve velluto, e allora chi meglio di Rinaldo Martino, detto appunto “zampe di velluto”? Nato a Rosario il 6 ottobre 1921, Rinaldo Fioramonte Martino aveva già lasciato il segno ben prima di sbarcare in Italia. A portarlo alla Juventus fu soprattutto un incontro: quello con Renato Cesarini. In un’intervista concessa molti anni dopo a El Gráfico, Martino raccontò che l’ex fuoriclasse juventino gli si avvicinò un giorno, chiedendogli se avesse voglia di giocare in Italia. Gli spiegò che il suo calcio sarebbe stato perfetto per il nostro campionato: scatto breve, tocco rapido, capacità di muoversi negli spazi. Martino disse sì e Cesarini lo raccomandò alla Juventus. Una trattativa nata, insomma, dalla convinzione di chi sapeva riconoscere il talento. A Torino arrivò nell’estate del 1949, dopo aver conquistato l’Argentina con la maglia del San Lorenzo. Nel 1946, insieme ad Armando Farro e René Pontoni, aveva composto il celebre «trio de oro»: tre uomini capaci di mandare in gol una squadra intera, 90 reti complessive nel campionato vinto dal Ciclón. Martino era il più fantasioso, quello che accarezzava il pallone e lo accompagnava dove voleva. Non a caso, in Italia, sarebbe diventato «Zampa di velluto». In patria, invece, era già «Mamucho»: un soprannome nato da una sua gaffe linguistica. Dopo una partita aveva provato a dire che nel secondo tempo la squadra aveva giocato molto meglio, ma gli uscì un improbabile «jugamos más mucho». Il compagno Bartolomé Colombo non perse l’occasione: Mamucho, da quel momento, per tutti. Il suo biglietto da visita internazionale era stato un gol destinato a entrare nella storia. Coppa America 1945, Argentina–Uruguay: Martino si liberò di tre avversari, finse il tiro e superò il portiere Roque Máspoli con un pallonetto. Un capolavoro che in Sudamerica sarebbe stato ricordato come «el gol de América». L’Argentina vinse la partita e il torneo. E Martino, nel frattempo, aveva imparato a convivere con la fama di artista del pallone. Alla Juventus non ebbe bisogno di presentazioni né di prove generali. «Non giocai amichevoli. Arrivai e debuttai», avrebbe ricordato. Il primo appuntamento fu l’11 settembre 1949, contro la Fiorentina: finì 5-2 e Martino segnò già al suo esordio in Serie A. Jesse Carver lo sistemò da interno destro, accanto a Boniperti, con Muccinelli e i danesi Hansen e Præst a completare un attacco di straordinaria qualità. Ad aiutarlo nell’ambientamento furono soprattutto Volante, che lo accompagnava persino agli allenamenti, e Gigi Peronace, prezioso interprete con l’allenatore inglese. La stagione fu un trionfo. La Juventus conquistò lo scudetto con quattro giornate d’anticipo, chiudendo a quota 62 punti, cinque più del Milan: 28 vittorie, 100 gol segnati e appena 43 subiti. John Hansen fu il capocannoniere con 28 reti, Boniperti ne aggiunse 21, Martino ne firmò 18. Non era soltanto un raffinato rifinitore: sapeva anche dove mettere il pallone per fare male. E lo faceva senza bisogno di calciare forte. «Non mi è mai piaciuto tirare con potenza, ho sempre cercato di piazzarla», raccontò. Da qui il soprannome italiano, conquistato a suon di carezze al pallone. Il suo talento gli spalancò anche le porte della Nazionale italiana. Figlio di genitori italiani, Martino vestì l’azzurro da oriundo il 30 novembre 1949, nella partita contro l’Inghilterra. A Wembley, o meglio sul terreno londinese di White Hart Lane, arrivò una sconfitta per 2-0. Fu la sua unica presenza con l’Italia, dopo aver già collezionato venti presenze e quindici gol con l’Argentina. Una doppia cittadinanza calcistica, come si diceva allora, che raccontava bene il calcio di quegli anni. Eppure, proprio quando sembrava destinato a diventare uno dei simboli della nuova Juventus, Martino preparò le valigie. Nel 1950 tornò in Sudamerica. La moglie, sposata poco prima della partenza, non si era ambientata in Italia, ma lui, con la sua ironia, avrebbe dato un’altra spiegazione. «Mi interessavano molto le corse», disse in un’intervista. «Quelle automobilistiche?». «No, quelle dei cavalli!». La passione per l’ippica, insomma, più dei motori. E forse anche un modo elegante per raccontare che Torino, nonostante lo scudetto, non era diventata casa. La sua storia, però, non finì con quella stagione bianconera. Passò al Nacional di Montevideo poi nel Boca Juniors e nel Cerro, prima di salutare il pallone. Ma c’era un’altra musica nella vita di Martino, ed era quella del tango. Nel 1962 fondò a Buenos Aires, insieme ad Atilio Stampone e Vicente Fiasché, il Caño 14, locale destinato a diventare un tempio del due per quattro. Per diciotto anni passarono da quelle stanze alcuni dei nomi più importanti del tango argentino. Martino aveva cambiato palcoscenico, non inclinazione: continuava a cercare la bellezza, soltanto senza più avversari da saltare. L'articolo Ti ricordi… Rinaldo Martino, il fuoriclasse argentino che vinse con la Juve e scappò da Torino per i cavalli proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il Fatto Quotidiano
Trattamento di fine servizio dei dipendenti pubblici, addio a attese e rateizzazione. Ma la riforma va a regime solo nel 2035
Il Trattamento di fine servizio per i dipendenti pubblici si prepara a una svolta normativa destinata a sanare una delle disparità più contestate nel mondo del lavoro. Per decenni, la liquidazione dei dipendenti pubblici ha subito un trattamento penalizzante rispetto al settore privato. L’erogazione è stata infatti caratterizzata da lunghe attese e da pagamenti frazionati. Una differenziazione che ha scatenato nel tempo una vasta mobilitazione sindacale e contenziosi giudiziari, fino ai verdetti della Corte Costituzionale. Il disegno di legge di Bilancio recepisce le sollecitazioni delineando una riforma che punta ad azzerare le finestre di sosta forzata e a superare la rateizzazione, con l’obiettivo di restituire certezza economica al personale statale al termine della carriera attiva. La fine del differimento iniziale e il calendario verso il 2030 Il primo asse portante del provvedimento riguarda l’abbattimento del differimento iniziale di legge, cioè l’attesa forzata tra il giorno del pensionamento e il primo versamento dell’Inps. Attualmente, chi taglia il traguardo della pensione di vecchiaia o lascia l’ufficio per sopraggiunti limiti di età è costretto ad attendere dodici mesi, a cui si aggiungono novanta giorni concessi all’Inps per svolgere le pratiche amministrative e contabili. Per correggere tale asimmetria senza destabilizzare i saldi di finanza pubblica, il testo legislativo introduce una tabella di marcia quadriennale che ridurrà l’attesa di tre mesi all’anno per tutti coloro che matureranno i requisiti a decorrere dal 2027. In base a questo schema, per chi cesserà l’attività nel 2027 la finestra di differimento scenderà a nove mesi complessivi, per poi contrarsi a sei mesi per le uscite del 2028 e ridursi a tre mesi appena per le cessazioni del 2029. La transizione si completerà a partire dal 2030, momento in cui il differimento di legge verrà completamente cancellato. Da quella data in poi, la liquidazione del Trattamento di Fine Servizio verrà disposta all’atto della cessazione, fatti salvi i soli tempi tecnici necessari all’istituto previdenziale per elaborare i conteggi. L’addio graduale alle tranche e l’innalzamento delle soglie Accanto al tema dei tempi di attesa, la manovra interviene in maniera incisiva sulla rateizzazione per le somme di importo più consistente, un vincolo introdotto nel 2010 nell’ambito delle misure di austerità e mai revocato. In base al quadro normativo attuale, l’incasso dell’indennità in un’unica soluzione è circoscritto ai trattamenti non superiori a 50.000 euro lordi, mentre le quote eccedenti vengono suddivise in due o tre rate annuali a seconda che il montante complessivo superi o meno i 100.000 euro. Per superare questo sistema, la riforma prevede un percorso graduale che prenderà il via nel 2031 e proseguirà fino al 2035 attraverso il costante innalzamento delle quote erogabili immediatamente. Nel 2031 il massimale corrisposto subito salirà a 60.000 euro, per poi toccare i 70.000 euro nel 2032, gli 80.000 euro nel 2033 e i 90.000 euro nel 2034. Il traguardo finale coinciderà con il 2035, anno in cui la rateizzazione verrà soppressa, permettendo ai dipendenti pubblici di percepire il TFS nella sua totalità e in un unico bonifico, a prescindere dall’importo maturato durante gli anni di servizio. Coperture economiche, perimetro dei beneficiari e nodi ancora aperti La necessità di cadenzare la riforma su quasi un decennio scaturisce dalle stringenti compatibilità di bilancio certificate dalla Ragioneria Generale dello Stato. L’accelerazione delle erogazioni comporta un impatto significativo sui flussi di cassa, quantificato in circa 4,18 miliardi di euro complessivi tra il 2027 e il 2036. Questo considerevole anticipo finanziario servirà a garantire le spettanze a oltre 36mila dipendenti pubblici che ogni anno escono dall’organico statale con importi medi vicini ai 100.000 euro. L’ampia dilazione temporale rappresenta il compromesso trovato dall’esecutivo: da un lato si avvia il recepimento della sentenza 130/2023 della Corte Costituzionale sulla tempestività dei pagamenti, dall’altro si spalmano le uscite per non gravare subito sulle casse dello Stato. Ciononostante, il disegno di legge lascia aperti diversi fronti critici, primo fra tutti l’esclusione di quanti ricorrono alle formule di pensione anticipata o rassegnano le dimissioni volontarie. Per queste categorie continueranno ad applicarsi i differimenti più gravosi, che possono dilatare i tempi di attesa da due a quattro anni prima di sbloccare il Trattamento di Fine Servizio. Anche per chi matura i requisiti prima del 2027 rimarrà valida la vecchia disciplina, configurando una disparità destinata ad animare il dibattito durante l’iter parlamentare. L'articolo Trattamento di fine servizio dei dipendenti pubblici, addio a attese e rateizzazione. Ma la riforma va a regime solo nel 2035 proviene da Il Fatto Quotidiano.
The Local Italy
Today in Italy: A roundup of the latest news on Friday
Hoax bomb threats in Italy signed in name of Russian extremists, American gets life sentence over Villa Pamphili murders, and more news on Friday.
The Local Italy
Several Italy flights hit by hoax bomb threats
False bomb alerts were reported on a Finnair flight from Helsinki to Rome and a Wizz Air flight from Milan to Warsaw on Thursday, with the Wizz Air jet re-routed to Vienna, the airlines said.
BBC News
A wildfire killed their loved ones in Spain. These British families demand to know why
Nine British nationals were among the 15 people who died when fire ripped through the village of Bédar this summer.
BBC News
Melania Trump calls for lasting Ukraine truce as she hosts Russian and Ukrainian officials
The US first lady was credited by all for playing a key though unspecified role in the ceasefire.
Al Jazeera – Breaking News, World News and Video from Al Jazeera
Indonesia names fourth wiretapping suspect as political intrigue deepens
Scandal is driving divisions between President Prabowo Subianto and predecessor Joko Widodo.
Al Jazeera – Breaking News, World News and Video from Al Jazeera
Global tech stocks plunge over fears of AI curbs in US
Asian markets plunged Friday, tracking a sell-off in Western stocks following the US midterm elections.