Corriere.it - Homepage
Toti a Spinelli: «Ti vengo a trovare prima delle elezioni. Ti chiedo un po’ di robe» Ecco le immagini degli incontri sullo yacht
Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»
Corriere.it - Homepage
IL SINDACO DI GENOVA Lo sfogo di Bucci: «Gioco al massacro, non ci sto. Chiedo chiarezza, pronto a parlare con i pm»
Il sindaco di Genova: «Le mie parole sui maiali intercettate? Per ogni area nel porto si scatena la rissa. I soldi del ponte Morandi per un favore a Spinelli? È una falsità, quei soldi non c’entrano nulla»Il sindaco di Genova: «Le mie parole sui maiali intercettate? Per ogni area nel porto si scatena la rissa. I soldi del ponte Morandi per un favore a Spinelli? È una falsità, quei soldi non c’entrano nulla»
Il Sole 24 ORE - Italia
Nasce Osservatorio civico: grazie all’AI chiarimenti sulle decisioni prese dai Comuni, da Tari ad asili nido
Il servizio è già attivo per le città di Milano, Roma, Bari, Lecce, Brindisi e Taranto ma già nelle prossime settimane sarà progressivamente esteso a tutte le province italiane
Il Sole 24 ORE - Mondo
Serbia, dopo il crack di Alta Banka arrestato l’imprenditore finanziario Macura
L’imprenditore finanziario serbo Davor Macura, uomo d’affari considerato vicino al Partito Progressivo Serbo (Sns) di Aleksandar Vucic e proprietario di Alta Banka, dichiarata fallita nelle ultime ore, è stato fermato...
Il Fatto Quotidiano
Le ceneri di Pasolini: poesia e memoria nel nuovo libro di Damato
E’ in libreria Le ceneri di Pasolini, il libro di Cosimo Damiano Damato, accompagnato da una Bestemmia di Pierpaolo Capovilla (Aliberti Editore). Ne pubblichiamo alcune anticipazioni, a partire da una nota dell’editore Francesco Aliberti. *** Epilegomena Cosimo Damiano Damato mi aveva chiesto di scrivere dei prolegomeni, e confesso che a un editore di provincia un grecismo così fa sempre un certo effetto. Scritti, ci siamo accorti che stavano meglio in coda. Il greco, generoso, offriva già la soluzione: basta cambiare il prefisso e i prolegomeni diventavano epilegomeni. Pasolini, che il greco lo frequentava, ci perdonerà se usiamo i suoi strumenti per una questione di impaginazione. Le ceneri di Pasolini di Cosimo Damiano Damato, accompagnato da una Bestemmia di Pierpaolo Capovilla, nasce da un pellegrinaggio civile e poetico sulle tracce di Pier Paolo Pasolini. Un viaggio che prende avvio nel Cimitero Acattolico di Roma, davanti alla tomba che ispirò Le ceneri di Gramsci, e si conclude a Casarsa, dove la terra friulana custodisce la memoria del poeta. Dopo aver raccontato la fraternità e l’antifascismo di Gramsci e Pertini nel romanzo Nessuna grazia, Damato attraversa luoghi, immagini e ferite della nostrastoria recente per interrogare ancora una volta l’eredità pasoliniana. Al suo fianco Pierpaolo Capovilla, interprete e autore che sembra appartenere a una stirpe sempre più rara: quella degli irregolari. Una voce ruvida e fraterna, capace di abitare i margini senza trasformarli in posa. Accanto, dunque, al poema, si colloca la sua Bestemmia. Il titolo richiama quello che Pasolini avrebbe voluto dare alla raccolta completa delle sue poesie. Aveva condiviso il suo progetto in una lettera indirizzata a Livio Garzanti nel 1970. La pubblicazione, postuma, è del 1995, proprio con quel titolo: Bestemmia. Tutte le poesie (Garzanti). Qui la bestemmia non assume il valore della provocazione, ma quello di una parola che rifiuta il conformismo e cerca una verità più profonda. La voce di Capovilla dialoga con quella di Damato in un percorso che attraversa il martirio di Pasolini, il tradimento del Vangelo, i corpi dimenticati, il mutamento antropologico, la preghiera come forma di rivolta e la poesia come resistenza. Pasolini emerge come una presenza ancora viva nel nostro immaginario civile, capace di parlare ai margini, agli esclusi, alle contraddizioni del presente. In una delle pagine più intense, Capovilla si rivolge direttamente a lui ricordandone le parole più celebri: «Siamo tutti in pericolo». Il poema di Damato procede per frammenti e visioni. Un impermeabile abbandonato, una sigaretta che continua a bruciare, il profumo delle rose, il dolore delle madri, l’ombra di Gramsci e quella di Pasolini diventano segni di una memoria che continua a interrogare il nostro tempo. Nei versi convivono tenerezza e ferocia, sacro e profano, disperazione e desiderio di salvezza. Attraverso queste pagine ricompaiono anche le luc- ciole pasoliniane, immagine fragile e resistente di unaluce che non si è del tutto spenta. Damato e Capovilla si incontrano così sotto il segno di una comune tensio-ne poetica e civile, affidando alla parola il compito dicustodire memoria, coscienza e fraternità. Francesco Aliberti *** Prologo di Cosimo Damiano Damato Una volta regalai ad Alda Merini un libro di poesie di Pasolini e le scrissi una dedica: Pasolini è stato crocifisso, ma non è ancora risorto. Lei ricambiò con un libro di Rilke, raccontandomi delle lettere perdute di Pasolini. Pasolini credeva che io fossi un uomo. Mi chiamava «quel ragazzaccio milanese». Ho perso le lettere che mi scrisse: il mio disordine e i lavori degli operai nel solaio hanno dissolto il carteggio prezioso tra una giovane poetessa e un eterno poeta. Pier Paolo è vivo nella mia mente e ogni tanto mi viene a trovare di notte, quando nessuno mi risponde al telefono, quando il silenzio del poeta partorisce la poesia e le stelle. Sento le mie mani nelle ferite della memoria, del solaio, di quando ero una bella ragazza prima del manicomio. Sento le mani di Pasolini, il suo enigma, la sua ostinazione. In molti si sono accaniti contro i poeti, ritenendoli brutti. Io, invece, sono una donna semplice, spiritualmente bella, dentro e fuori. In manicomio c’erano persone deformi di grande bellezza. Non ho mai peccato: la fede mi ha sempre accompagnata. Ho pagato per una colpa che non ho commesso, perché non sono una peccatrice. L’unico “peccato” è stato far innamorare Pasolini: lui mi ha amata in segreto. Pasolini ha pagato per il suo amore, non per quello rivolto a me. Non c’è una coscienza democratica in Italia: siamo in democrazia, ma non siamo liberi nei nostri sentimenti. La felicità fa paura, proprio come la poesia. C’è paura dell’amore, della felicità. Così è stato condannato a morte Pasolini, un santo che insegnava la gioia. I poeti non possono essere felici, così come i pazzi non possono amare. «Iiih, che so’ quelle?» «Sono le nuvole». «E che so’ le nuvole?» «Bah!» «Quanto so’ belle! Quanto so’ belle! Quanto so’ belle!» «Ah! Straziante, meravigliosa bellezza del creato!» Prima bestemmia di Pierpaolo Capovilla Pier Paolo, Pier Paolo Pasolini, chissà che penserai, osservando il nostro Paese, il tuo Paese, dall’ignoto inesorabile della tua dipartita. Quell’addio prematuro ci ha lasciato un vuoto tanto profondo quanto incolmabile. Fosti tu, fratello prezioso, il parresiasta del nostro e tuo Novecento. Non hai mai temuto niente e nessuno, non hai mai avuto paura di dire ciò che sapevi esser vero, anche di fronte al tiranno mafioso, costi quel che costi. Pagasti con la vita il tuo impegno civile, la tua arguzia poetica, il tuo sguardo inviperito verso un Popolo sempre e volutamente ignaro di tutto, in virtù di quell’ignobile prudenza cattolica che voleva tutti, fin dai più acerbi anni, a non sapere, o a sapere, si, ma senza perdersi mai. Come si fa a capire il mondo, se non ti ci infili dentro, se il tuo sguardo, specchio dell’anima tua, non decide, finalmente, di percorrere le strade incerte dei vicoli, scintillanti e luridi, dove si oblia l’esistenza dei poveri, rassegnati, certo, ma sempre pronti a disavventurarsi nella vita. Sa esser breve, la vita, vero Pier Paolo? C’è sempre, da qualche parte, qualcuno pronto a uccidere, e tu li trovasti, quei degni rappresentati della viltà fascista, chierici dei peggiori istinti assassini, adoratori dei loro padroni, gente a cui della vita altrui non importa e mai è importato niente. E tu lo sapevi, te lo sentivi, vero?, che ti avrebbero ammazzato, come si ammazza unabestia indifesa. Siamo tutti in pericolo, dicesti, giusto prima di lasciarci. Non è necessario credere in quel mostro di padreterno per sentirsi con la coscienza in pace, anzi. Necessario è credere in noi stessi, donne e uomini, credere nella grandezza del cuore umano, per non correre il rischio di farsi abbindolare dai profittatori del divino. Con Majakovskij, in piedi, a piena voce, cantiamo! Che c’importa a noi di Dio, da soli, ai nostri santi, daremo l’estrema unzione. Pier Paolo Pasolini, crocifisso sulla nuda terra, fra le risa degli sbirri, sembrò a molti un cumulo di spaz-zatura abbandonata nella notte. Ma perché, Giudice barbuto, ignaro e crudele? Perché? Come hai potuto permettere che il tuo figlio più attento e fedele venisse immolato in quel modo, nella volgarità, nella più grossolana rozzezza mafiosa? Che mafia e fascismo siano sinonimi, lo sanno anche i fanciulli. Maledetti, siete il veleno nelle vene del Paese, il cancro in agguato nel suo corpo, il trionfo della guerra, la sconfitta della pace, la metastasi dell’intelletto, l’infarto che incombe, il pattume a tavola. Tutto per compiacere i vostri amici e parenti, e voi stessi, ovviamente. Batteri, questo siete, nell’immenso letamaio dei nostri tempi – non se ne scorgono più i confini –, ignoranti persecutori vestiti come si deve, avete crocefisso Pier Paolo, nel bel mezzo del vostro carnaio di bugie, calunnie e mistificazioni. L’esatto contrario di alcuni, quelli come te, Pier Paolo, che eri medicina affidabile, cibo appetitoso, vitaminico e proteico, per la nostra affamata coscienza civile. Tu, che hai sempre avuto a cuore i fratelli, le sorelle, ipopoli, la cura del mondo. Tu, cattivo Maestro, che ciindicasti il percorso scosceso da intraprendere, stradadifficile, senza scorciatoia, che ci libera dal capriccioinfantile del popolo-carogna, e che ci vuole là, uomini e donne orgogliosi e liberi, oltre le montagne del dolore, verso l’intatto Paese di sole che sempre abbiamo sperato, e mai abbiamo potuto esplorare. Nelle mani del capitalismo, ogni aspetto della vita diventa merce, scambio ineguale, prevaricazione, violenza, e infine guerra. L'articolo Le ceneri di Pasolini: poesia e memoria nel nuovo libro di Damato proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il Fatto Quotidiano
“Speravo davvero di farcela, ma sento ancora un po’ di fastidio”: Cobolli si ritira da Parigi, Atp Finals a rischio
“Speravo davvero di farcela”. Comincia con queste parole l’annuncio di Flavio Cobolli: il tennista azzurro, numero 6 al mondo, ha annunciato il ritiro dal Masters 1000 di Parigi, in corso sul cemento indoor dell’impianto de La Défense Arena. Cobolli avrebbe dovuto giocare contro il vincente di Struff-Gea, match in programma domani, ma le risposte avute dal suo corpo dopo il primo allenamento parigino hanno dato esito negativo. Una brutta notizia soprattutto in vista delle Atp Finals, in programma da domenica 15 novembre. “Oggi, dopo il media day, ho provato ad allenarmi in palestra, ma sento ancora un po’ di fastidio e non voglio rischiare. Per questo ho deciso di non giocare qui a Parigi”, ha spiegato Cobolli nel suo messaggio social. L’azzurro si è fatto male a Vienna, dove si è ritirato durante il match contro Matteo Berrettini: un risentimento muscolare alla coscia sinistra. “Questa città mi ha regalato le due settimane più importanti della mia carriera e tornare a giocare qui avrebbe significato tanto”, ha aggiunto Cobolli, facendo riferimento alla finale raggiunta al Roland Garros. “Ora testa al recupero. Grazie per esserci sempre”, si conclude il messaggio del tennista azzurro. Che punta proprio a recuperare la condizione in tempo per le Atp Finals. Il problema però teoricamente non è solo fisico: Cobolli attualmente è sesto nella Race, quinto se si considera il forfait certo di Sinner a Torino. Alle sue spalle però in molti puntano al sorpasso: Arthur Fils, Frances Tiafoe, Rafael Jodar e Alex de Minaur sono tutti distanti meno di 600 punti dall’azzurro. Subire un quadruplo sorpasso resta fortunatamente un’ipotesi remota, quasi impossibile. La speranza quindi è soprattutto quella di vedere Cobolli pienamente ristabilito da un punto di vista fisico, pronto a rappresentare l’Italia alle Atp Finals 2026. L'articolo “Speravo davvero di farcela, ma sento ancora un po’ di fastidio”: Cobolli si ritira da Parigi, Atp Finals a rischio proviene da Il Fatto Quotidiano.