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I Campi Flegrei tremano ancora, scossa di magnitudo 3.6
Registrata alle 4.17 ed avvertita anche a Napoli città
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Terremoto in Venezuela, vittime nel municipio di Chacao a Caracas
Lo afferma il sindaco senza precisare il numero, 'siamo impegnati nei soccorsi'
Repubblica.it
Terremoto di magnitudo 3.6 ai Campi Flegrei nella notte
La terra trema ancora
Repubblica.it
Trump celebra i 250 anni degli Stati Uniti con un comizio: la festa diventa un evento Maga
Per il “compleanno” dell’America il presidente sostituisce il concerto con un discorso davanti ai sostenitori, tra inni patriottici e balletti. Una celebrazione nata per unire il Paese si trasforma in un nuovo atto di divisione
Repubblica.it > Cronaca
“La lotta dei Regeni a mani nude”, chiesti due milioni agli imputatI
Elly Schlein in aula accanto ai genitori di Giulio “Minacce contro la famiglia ma la ricerca di verità e giustizia non si è fermata”
Repubblica.it > Cronaca
Parigi mai così rovente, assalto a canali e piscine. Ancora annegati: è strage
Chiusure anticipate nei musei, lavoro vietato nelle ore più torride, ventilatori a ruba nei negozi, finestre schermate e treni cancellati
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Toti a Spinelli: «Ti vengo a trovare prima delle elezioni. Ti chiedo un po’ di robe» Ecco le immagini degli incontri sullo yacht
Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»
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IL SINDACO DI GENOVA Lo sfogo di Bucci: «Gioco al massacro, non ci sto. Chiedo chiarezza, pronto a parlare con i pm»
Il sindaco di Genova: «Le mie parole sui maiali intercettate? Per ogni area nel porto si scatena la rissa. I soldi del ponte Morandi per un favore a Spinelli? È una falsità, quei soldi non c’entrano nulla»Il sindaco di Genova: «Le mie parole sui maiali intercettate? Per ogni area nel porto si scatena la rissa. I soldi del ponte Morandi per un favore a Spinelli? È una falsità, quei soldi non c’entrano nulla»
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Ucciso a 24 anni a colpi di pistola mentre andava a lavorare: giallo in Calabria
Domenico Oppedisano, padre di una bambina di nemmeno un anno, raggiunto da diversi proiettili. Era incensurato. Indagano i carabinieri. L’ipotesi di un regolamento di conti nell’ambito del controllo del legname
Corriere.it - Cronache
Clima, la sfida dei 6 ragazzini contro l’Europa. Ecco perché la sentenza di domani può fare la storia (e ci sarà anche Greta)
La denuncia alla Corte dei diritti per l’uomo: «Non è stato fatto abbastanza per scongiurare la peggiore minaccia all’umanità». Se vincessero la sentenza avrebbe valore di trattato e obbligherebbe a prendere misure drastiche
Il Sole 24 ORE - Italia
Capitali gastronomiche d’Europa, podio tutto italiano
È un podio tutto italiano quello della classifica delle capitali culinarie d’Europa 2026, realizzata da Holidu valutando cento le città tra le più grandi e popolari del continente...
Il Sole 24 ORE - Italia
Il caldo non dà tregua, 4 morti in Italia. Il picco nel weekend
E’ atteso tra il weekend e lunedì prossimo in Italia il picco dell’ondata di calore, la seconda dell’anno, che ha investito l’Europa portando a infrangere record su record nel vecchio...
Il Sole 24 ORE - Mondo
Tax Omnibus, da Bruxelles nuova scommessa sulla semplificazione per le imprese
La Commissione europea ha presentato due pacchetti sulla tassazione delle imprese e sull’etichettatura dei prodotti in campo energetico. Obiettivo: facilitare il lavoro delle aziende
Il Sole 24 ORE - Mondo
Kenya, intesa da 1,2 mld $ con la Cina per ampliare l’aeroporto di Nairobi
La China Road and Bridge Corporation si occuperà dell’espansione dello scalo
Il Giornale
"Ora serve una legge: nessun indennizzo per Francesco"
La vigilessa Grazia Ingrao: "Rischiamo come loro, andiamo equiparati alle forze di polizia"
Il Giornale
Caldo senza tregua, città da bollino rosso
Nell'ultima settimana gli interventi di soccorso sono aumentati del 10 per cento
Il Fatto Quotidiano
È più facile fare la rivoluzione dal basso che eliminare la partitocrazia: lo spazio c’è
Il dibattito politico italiano, mi correggo il dibattito del potere che rappresenta il sistema politico italiano, è sempre più asfittico, deprimente, respingente e completamente autoreferenziale. Tutto incentrato sugli equilibri tra i partiti o loro costole create ad hoc per dare la solita suggestione elettorale dell’apertura alla società civile. I partiti in realtà non vogliono reali aperture. Eppure l’esito referendario di marzo su giustizia e magistratura avrebbe potuto indicare la rotta, se ci fossero però comandanti con la volontà di raggiungere mete altre rispetto a quelle già sufficientemente visitate. Con le leggi elettorali degli ultimi anni, la riduzione scellerata del ruolo del Parlamento e la partitocrazia mai scomparsa, si è prodotto l’allontanamento della gente dalla politica, ma è anche sorto un bel protagonismo politico che vive oltre e nonostante tutta questa palude politica ed istituzionale. Mi riferisco alla lotta crescente per la difesa e l’attuazione della Costituzione, le mobilitazioni per la Palestina e contro le guerre, i movimenti per la difesa dell’ambiente contro i cambiamenti climatici e le sfide per i diritti civili e sociali. Protagonisti di questo modo diverso di fare politica sono soprattutto i giovani, le reti civiche, i movimenti e la politica dal basso in varie sue articolazioni. La politica di sistema pensa sempre di poter neutralizzare, assorbire e controllare tutto ciò che si agita fuori dal palazzo. Ma non sempre le cose vanno come desidera il potere costituito. Si possono davvero costruire alleanze e convergenze in grado di realizzare non solo un’opposizione sociale e politica anti sistema ma anche di costruire una vera alternativa. Tutto questo sta accadendo in diversi contesti e luoghi e anche nelle città. Esiste una voglia, forse non ancora emersa con forza, di largo protagonismo politico. Va preservata l’autonomia necessaria di questa energia che il sistema partitico cercherà di controllare ed assorbire. Resistere e lottare nel costruire alternative sociali e civiche, di forte matrice popolare, vuol dire anche aiutare alla fine i partiti a comprendere e magari a cambiare, ma questo è più complicato e complesso. Forse più facile fare la rivoluzione dal basso che eliminare la partitocrazia. Un sistema talmente allergico al cambiamento e alle autonomie e libertà che anche nelle città si assiste ad un sistema partitocratico che a volte fa rimpiangere la prima repubblica che con tutte le sue degenerazioni portava con sé anche una forte carica ideologica. Quando parli del futuro delle città con esponenti dei partiti a livello locale comprendi subito che le loro azioni sono incatenate da decisioni che debbono essere prese a Roma nelle stanze della partitocrazia. E che sussiste una forte preoccupazione rispetto alle profonde e forti istanze politiche che vengono dal basso. Per la partitocrazia dei tempi che viviamo molto meglio l’astensione che la partecipazione, a loro fa piacere se la gente non va a votare così ancora di più se la possono cantare e suonare da soli. Esiste invece uno spazio per costruire politica, non necessariamente contro i partiti, ma oltre i partiti, se poi qualcuno comprenderà che i campi aperti sono più salutari dei campi larghi si potrebbe anche avanzare nella costruzione dell’alternativa alle destre che avanzano. L'articolo È più facile fare la rivoluzione dal basso che eliminare la partitocrazia: lo spazio c’è proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il Fatto Quotidiano
Quel che resta della Costituente
Le celebrazioni per gli 80 anni della Repubblica sono passate davvero sottotono. E, naturalmente, ancor più sottotono è passato l’anniversario della contestuale elezione dell’Assemblea costituente, che iniziò i suoi lavori il 25 giugno 1946. Per gli ultimi romantici, forse un peccato; ma, in fondo, è normale che sia così. Al di là di ogni retorica, è nella natura delle cose che l’esperienza della fase costituente abbia in qualche modo esaurito la propria forza di integrazione simbolica. Tutto quanto quella esperienza ha rappresentato si spiega in ragione di circostanze storiche di per sé irripetibili, e che sono ormai distanti incolmabilmente dalle circostanze attuali. È difficile identificare qualcosa di quell’esperienza che possa essere realisticamente riproposta oggi, quasi ad auspicarne reviviscenza, senza indulgere alla retorica stantia del laudator temporis acti. Anche il dato che, di questa esperienza, potrebbe apparire politicamente ancora interessante – l’opera di compromesso che in Assemblea fu composta – andrebbe precisato. È vero, infatti, che il lavoro costituente fu determinato da una larga intesa dell’arco politico democratico che restò invariata fino all’approvazione del testo finale (nonostante, fuori dalle stanze costituenti, le divisioni cominciassero a infuriare). Ma la natura di quel compromesso si spiega (e si giustifica, se chiede una giustificazione) in ragione di circostanze oggettivamente eccezionali. Enzo Cheli, in un bel saggio su Il problema storico della costituente, del 1978, lo spiega molto bene. La tenuta di quelle larghe intese – che pure non furono scevre di critiche, prese di distanza, o almeno di precisazioni – fu agevolata enormemente, da un lato, dalla condivisione di un comune manifesto valoriale che includeva difesa dell’unità nazionale, rispetto per la tradizione risorgimentale e antifascismo, e dall’altra dalla comune appartenenza dei (principali) costituenti ad un comune coté culturale, con rapporti (almeno) di reciproca stima personale. Ciò rende quel compromesso un hapax legòmenon, inidoneo ad una realistica esemplarità. Se uno si va a leggere le prime parole di quell’Assemblea è subito invaso da una sensazione di distanza siderale. Il primo colpo arriva con il discorso inaugurale di Vittorio Emanuele Orlando, il più anziano degli eletti; non tanto per il tono misto di lirismo e retorica, quanto invece per quel riferimento centrale, e così enfatizzato, ad “un ordine nuovo in cui i partiti da semplici forze politiche verrebbero assumendo figura e caratteri di natura giuridica costituzionale”. Poco più di un fossile, nel nostro scenario post-apocalittico. Ma il colpo definitivo arriva il secondo giorno dei lavori, 26 giugno 1946, quando prende la parola Giuseppe Saragat, 48 anni, appena eletto Presidente dell’Assemblea. Dice: “Senza l’adesione di tutto il popolo ai principi della democrazia politica, non soltanto non è possibile alcun progresso umano, ma le stesse conquiste legateci da secoli di storia sono insidiate e minacciate di rovina”. Vengono i brividi a pensare che, sei mesi fa, il Censis ci diceva che il 30% degli italiani ritiene i regimi autocratici più adatti di quelli democratici. La democrazia costituzionale – come diceva Saragat – si regge sull’adesione di tutto il popolo ai suoi principi, altrimenti muore. E noi siamo, oggi, ben lontani da questa generale adesione. C’è una cosa, però, proprio nel discorso di Saragat, che mantiene un suo interesse vitale, ed è il riferimento alle generazioni che, dall’instaurazione della dittatura, erano state escluse dalla libera partecipazione politica, e che riprendevano fiato proprio in quella stagione costituente. In effetti, alla caduta del regime, già nel ’43, emerse con incredibile vitalità un tessuto di impegno politico che, in una clandestinità di venti anni, aveva continuato a palpitare. Oggi siamo, evidentemente, in una situazione diversa. I partiti, per fortuna, esistono, ma conoscono una crisi di decenni, ormai, che ne rende le forme tradizionali del tutto superate. La democrazia regge, ma il consenso su cui essa si fonda conosce delle crepe significative, che non paiono ricomporsi nel breve periodo, chiedendo di mettere almeno in conto il rischio di una sua crisi. E c’è peraltro un altro tratto di analogia con l’esperienza pre-costituente: la percezione (se non addirittura la realtà) di uno scollamento insuperabile tra la sfera della decisione politica e la base sociale, la quale, nella crisi dei corpi intermedi, avverte la sua incapacità di incidenza sulla sfera pubblica. D’altra parte, si spiega anche a motivo di questo scollamento la generale impermeabilità rispetto alle celebrazioni di questo 80esimo. In questo contesto, è importante vigilare a che quello in cui non riuscì il fascismo – evirare le capacità politiche del Paese – non riesca invece a farlo chi è venuto dopo. Si tratta, facendo a meno delle forme partitiche tradizionali (come furono costretti a farne a meno durante la dittatura), di esercitare fantasia nel tessere reti e percorsi, piccoli e grandi, di coscienza politica nel corpo della società civile. Se è vero che le democrazie vanno in crisi, è anche vero che le crisi finiscono. Forse, nella crisi ci siamo già. Non ne conosciamo la durata, né la natura, ma sappiamo che, concluso questo ciclo, ci sarà bisogno di una capacità politica tessuta nel grembo di questi giorni, vivace e consapevole almeno quanto quella che fu protagonista della stagione costituente. Perché la nuova ricostruzione democratica che servirà sia felice come lo è stata quella di 80 anni fa, occorre lavorare in questo senso sin da ora. Foto: Approvazione della Costituzione Italiana, in primo piano Alcide De Gasperi, sullo sfondo Teresa Mattei (Fonte: dati.camera.it) L'articolo Quel che resta della Costituente proviene da Il Fatto Quotidiano.
BBC News
France, UK and Spain see record temperatures as heatwave grips western Europe
Tens of millions of people are grappling with punishing temperatures, which have led to red heat alerts across the continent.
BBC News
France confirms first Ebola case
The French doctor had been working in DR Congo, where more than 260 people are known to have died.
Al Jazeera – Breaking News, World News and Video from Al Jazeera
Thousands feared dead as twin earthquakes cause devastation across Venezuel
Thousands feared dead as twin earthquakes cause devastation across Venezuela.
Al Jazeera – Breaking News, World News and Video from Al Jazeera
Mexico triumph 3-0 to eliminate Czechia and win all three World Cup matches
Mateo Chavez opened the scoring in the 55th minute, and Julian Quinones scored his second goal of the tournament in the 61st.