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Ucciso a 24 anni a colpi di pistola mentre andava a lavorare: giallo in Calabria
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Il Sole 24 ORE - Italia
Cyberattacchi ai frigo, NoName e Z-Peintest rivendicano: ma il video non chiude il caso
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Il Fatto Quotidiano
Sorrento, sequestrato il Sedil Dominova: “Occupato abusivamente da 150 anni”. Le accuse all’ex commissaria prefettizia
“Erano 150 anni che il Sedil Dominova di Sorrento era occupato abusivamente”. Come in una delle iperboli di un film della saga di Fantozzi. Di qui i sigilli all’edificio storico. Chiuso, per i turisti, e per la Società Operaia che di fatto lo gestiva e che è dovuta uscire. Ma stavolta l’ex sindaco delle tangenti del ‘Sistema Sorrento’ Massimo Coppola non c’entra. Almeno fino a marzo. Da marzo in poi la procura di Torre Annunziata – procuratore Nunzio Fragliasso, pm Giuliano Schioppi – ha messo sotto la lente d’ingrandimento l’ex commissaria prefettizia Rosalba Scialla e l’ex sub commissario Eliseo Nicolì. I giudici della decima sezione del Riesame di Napoli che hanno sequestrato il Sedile, infatti, dopo aver analizzato gli atti prodotti dagli inquirenti, affermano che andava liberato dalla presenza della Società Operaia di Mutuo Soccorso già otto mesi fa. E se questo non è avvenuto allora, è per via della “persistente condotta ‘favoreggiatrice’ dell’ente comunale, in persona dei citati commissari (la dottoressa Scialla e l’ex questore di Matera Nicolì, ndr) che, a fronte di un diligente dirigente comunale, prodigatosi allo sgombero pluridecennale di un immobile demaniale, non solo lo ostacolano, proponendo ulteriori atti illegittimi in favore della Società Operaia (…) ma addirittura iniziano procedimenti disciplinari a carico del dott. Limauro”. Ne furono aperti tre: di cui uno “connesso alla diffida inerente all’immobile in oggetto, come da nota del 7.5.26 in atti”. E’ scritto nelle otto pagine di un’ordinanza firmata dal presidente del collegio Dario Gallo, che ilfattoquotidiano.it ha letto in esclusiva. Storie di prassi centenarie illegittime, di delibere e determine prive di valore, di presunte pressioni e condizionamenti. E’ agli atti un verbale in cui Limauro sostiene che i procedimenti disciplinari sono stati aperti dopo aver disobbedito all’ordine della commissaria prefettizia di lasciare in uso il Sedile alla Società Operaia di Mutuo Soccorso. Al momento si procede solo per il reato di occupazione e invasione di edifici pubblici, Scialla e Nicolì non risultano indagati. Ma gli approfondimenti investigativi proseguono su altri fronti. Con attenzione allo scontro avvenuto all’interno del Palazzo comunale, in un momento storico delicato: sindaco arrestato, amministrazione sciolta, commissari prefettizi chiamati a governare la città sulle rovine di un metodo tangentizio. Di questa lite amministrativa se ne trova traccia nelle spiegazioni dei giudici sulle ragioni per cui è stato disposto il sequestro preventivo del Sedile, un edificio di epoca medievale e stile rinascimentale. Il luogo dove è insediata sin dal 1877 la Società Operaia. Il Sedile è uno dei diamanti di Sorrento, tappa obbligata per ogni turista che sgattaiola nel centro storico, alla ricerca di pezzi di storia e di cultura del luogo. Chicca per i cinefili: qui è stata girata una scena del film hollywoodiano ‘Love is all you need’ (2012) con Pierce Brosnan. Per l’occasione, il Sedile fu camuffato in bar per esigenze di copione. Tutto parte da una segnalazione della segretaria generale Candida Morgera e del legale di supporto Donatangelo Cancelmo, datata 16.7.2025. Ben prima delle liti. Si mette nero su bianco “la perdurante occupazione abusiva” del Sedile da parte della Società Operaia, evidenziando che la determina di comodato gratuito del dicembre 2021, firmata dal dirigente Donato Sarno (indagato nel Sistema Sorrento), su impulso di una delibera di indirizzo approvata ad agosto dalla giunta del sindaco arrestato Massimo Coppola, è stata adottata “in assenza di evidenza pubblica”. Ed è pure scaduta al 31.12.2024. Nel marzo 2026 – con la commissione d’accesso al lavoro sulle presunte infiltrazioni della criminalità nel Comune durante gli anni della giunta Coppola – inizia a muoversi qualcosa sul versante delle candidature. C’è fiducia che si voterà lo stesso (in effetti andrà così), e un aspirante sindaco, l’amministrativista Ferdinando Pinto, chiede e ottiene l’uso del Sedile per un comizio il 26 marzo. Niente di male. Ma quando un gruppo di attivisti che sta provando a comporre un’altra lista, formula la stessa richiesta alla Società Operaia, per una data successiva, arriva il diniego: “Ospitiamo solo i candidati sindaci”. Ma lo status di candidato sindaco non si acquisisce con un comunicato stampa, si compie al momento di presentare le liste. Un attivista va a protestare da Limauro: “Perché a Pinto sì ed a noi no”? E’ l’occasione per il dirigente di riaprire il dossier ‘Sedile’. Ed evidenziare che la Società Operaia non ha titolo per restare lì dentro. E di conseguenza, nemmeno per decidere chi può organizzarci incontri elettorali e chi no. Di qui la determina di chiudere il Sedile e dare 10 giorni alla Società Operaia per sgomberare i luoghi. Il preavviso è così breve che Pinto svolge il comizio all’aperto, tra i bracieri per placare il freddo, nella piazzetta affianco al Sedile, perché non c’è tempo per fare un altro avviso e radunare la gente altrove. Nel Comune, intanto, deflagra lo scontro. La commissaria, pur ribadendo di essere d’accordo che l’occupazione è abusiva, insiste affinché la Società Operaia resti dentro, attraverso una nuova convenzione con loro, e un disciplinare sulle modalità di rotazione dell’utilizzo del Sedile da parte di associazioni e organizzazioni del territorio. L’avvocato del Comune, Maurizio Pasetto, con un parere da’ ragione agli argomenti di Limauro. In ogni caso il Sedile viene riaperto alla Società Operaia. Le carte finiscono in procura, scatta l’inchiesta del pm che chiede il sequestro. Il Gip rigetta. C’è il ricorso al Riesame, che ribalta la decisione. E, a sorpresa, retrodata al 1877 l’inizio dell’occupazione abusiva, che la procura contestava solo dal 2025. Invece no, è da 150 anni che l’ingresso della Società Operaia “non è stato sorretto da alcun titolo ad opera della competente autorità comunale”. Tutto quello che è stato scritto dopo, per validarne la presenza, è carta straccia. Ed il mancato sgombero dopo marzo è anche frutto della “inerzia” e “complicità dei locali commissari”. Ora c’è un sindaco eletto, Corrado Fattorusso. Alle prese con una delle tante patate bollenti che ha dovuto ereditare. Protesta il presidente della Società Operaia, Francesco Gargiulo: “Non si cancellano 150 anni di storia. Il Comune trovi una soluzione per restituire alla città un patrimonio che appartiene a tutti i sorrentini”. A dicembre qui veniva allestito uno dei presepi più belli. Questo Natale non ci sarà più. 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Il Fatto Quotidiano
Tinto Brass non meritava certi sberleffi: il mio omaggio al Maestro
Mi pare fosse il 4 aprile 2002 quando, all’Anteo di Milano, venne proiettato per la stampa specializzata Senso 45 di Tinto Brass. Io c’ero. E fu l’occasione, per i critici più o meno paludati, di scatenarsi con battute post-film (quelle sì volgari) nei confronti del Maestro veneziano scomparso il 4 novembre scorso a 93 anni. Già in sala, ricordo con schifo, i suddetti critici ridevano quasi a ogni inquadratura come se assistessero a un film con Totò (lui sì un grande della risata). Cosa ci fosse da ridere in Senso 45 me lo chiedo ancora oggi. Un film può piacere o no, ci mancherebbe, ma le risate dimostrano solo un malcelato imbarazzo soprattutto nei confronti delle scene di sesso (a proposito, Brass non ha mai girato film porno, al contrario di quanto tanti continuano a scrivere). Ma non voglio addentrarmi in campi psicoanalitici che non mi competono, quanto sottolineare i pregiudizi che hanno tracciato la lunga vita di Tinto, un regista da 26 film (compresi gli episodi firmati insieme ad altri registi: Mauro Bolognini e Luigi Comencini ne La mia signora del ’64) e già aiuto regista, a soli 26 anni, di Joris Ivens, straordinario documentarista olandese nonché Leone d’oro alla Carriera al Festival di Venezia del 1988: il docufilm è L’Italia non è un paese povero, commissionato da Enrico Mattei sul tema della industrializzazione e su come questa modificò l’Italia. Un documentario che ho avuto la fortuna di vedere. Vale la pena di soffermarsi ancora un attimo su questo prodotto che fu pesantemente censurato dalla Rai, poi sparì e venne rocambolescamente ritrovato proprio da Brass grazie alla sua valigia diplomatica (‘documentario nel documentario’ sulle vicende de L’Italia non è un paese povero, fu poi quello realizzato nel ’97 da Stefano Missio, presentato in anteprima al Torino Film Festival). Durante un memorabile pranzo all’Hotel de Russie, a Roma, credo fosse il 2000, durato oltre quattro ore, incontrai Brass per una fluviale intervista (con lui c’era Caterina Varzi, bellissima avvocatessa e psicoanalista, 28 anni meno lui, che sposerà nel 2017 anni dopo la morte, nel 2006, della prima consorte Carla Cipriani, detta Tinta, con la quale Brass ha avuto due figli, Beatrice e Bonifacio). Qui il regista mi raccontò cose di cinema che ancora oggi fanno parte del mio patrimonio culturale. Non avrei mai smesso di ascoltarlo. Giovanissimo e squattrinato (nonostante la sua famiglia fosse più che benestante, nonno stimato pittore, padre avvocato di successo), negli anni 50 non resiste al suo amore per il cinema e si sposta a Parigi alla Cinémathèque, frequentata dalla futura Nouvelle Vague. Non lo pagano, gli concedono solo vitto e alloggio, ma ha la possibilità di studiare profondamente i film diretti e montati dal geniale Sergej Michajlovič Ėjzenštejn (fra gli altri, La corazzata Potëmkin, 1925, il più noto agli italiani per via delle simpatiche battute di Paolo Villaggio). Il montaggio, soprattutto, affascina Brass. Tornato in patria, è aiuto regista anche di Roberto Rossellini (ne Il generale della Rovere con Vittorio De Sica protagonista) e nel montaggio di India. Nel ’63 gira il suo primo film, Chi lavora è perduto, subito censurato per via dei riferimenti al disagio giovanile e poi riaccettato grazie al provvido cambio del ministro dello spettacolo (da Alberto Folchi, DC, ad Achille Corona, PSI). Seguono altri film diretti e montati con il piglio di un anarchico anti-sistema: a partire da Ça ira, il fiume della rivolta. Nel ’64, Brass cambia approccio (pur restando sempre legato alla condanna della società borghese e bigotta) ed ecco Il disco volante, divertente satira con Alberto Sordi (che fa quattro parti), Monica Vitti e Silvana Mangano, tutti alle prese con alieni che atterrano nella campagna veneta. Non manca un suo fumettistico spaghetti-western ovvero Yankee con Philippe Leroy e Adolfo Celi. Jean-Louis Trintignant ed Ewa Aulin interpretano Col cuore in gola (’67) girato da Brass insieme con Guido Crepax, a Londra, sul mondo della optical art. Seguono L’urlo (’68), sempre anti-borghese e sempre girato a Londra come pure Dropout e La Vacanza (’70 e ’71) entrambi con la coppia Franco Nero-Vanessa Redgrave. Brass appare quasi sempre in questi film o come cameo o come personaggio. Da qui in poi c’è una svolta nella sua carriera: nel ’76 gira Salon Kitty, sulla nota casa di appuntamenti ideata dai nazisti a fini di spionaggio; poi lo sfortunato e brutto Caligola (’79), prodotto e trasformato da Bob Guccione, che Brass ripudia, ma si rifà con Action (’80) dove Luc Merenda e Adriana Asti sfiorano criticamente anche il mondo del porno e lo schifano, fino alla tragedia finale. Qui un altro stacco di carriera con La Chiave (’83), tratto dal romanzo di Jun’ichirō Tanizaki la cui ambientazione è traslata a Venezia (splendida e bellissima la protagonista Stefania Sandrelli), splendido anche il film. Ed ecco, infine gli undici titoli che sono costati a Tinto il bollino di ‘pornomane’ se non ‘pornografo’ e scatenato le ironie di buona parte della critica che pare aver scordato tutto quello che c’era stato prima. I vari film, da Miranda (’85) a Fallo (2003), con gli altri che ci stanno nel mezzo, possono apparire (non tutti comunque…) voyeuristici, genere che può piacere o non piacere, ma che non meritano certo gli sberleffi che hanno ricevuto. Tanto dovevo all’amico e Maestro. L'articolo Tinto Brass non meritava certi sberleffi: il mio omaggio al Maestro proviene da Il Fatto Quotidiano.
The Local Italy
Pet passports set to be restored between the EU and the UK
An agreement set to be announced at the upcoming EU-UK summit could mark the return of pet passports allowing easier travel across the Channel for holidaymakers with dogs, cats and ferrets.
The Local Italy
Italian word of the day: ‘Bufala’
This Italian word doesn't only refer to a fancy mozzarella.
BBC News
French blood storage impacted by freezer hacks as theories swirl about culprits
The French Blood Establishment (EFS) said cold rooms storing blood were impacted by hackers.
BBC News
Zelensky gives Melania Trump Ukraine's highest award after Oleshky ceasefire
Russian and Ukrainian delegations will meet the US first lady at the White House on Thursday.
Al Jazeera – Breaking News, World News and Video from Al Jazeera
Key moments as Democrats sweep to victories in US midterms
Democrats have been celebrating across the US after a series of victories saw them take control of both chambers.
Al Jazeera – Breaking News, World News and Video from Al Jazeera
Danish students join European protest wave against education funding cuts
Danish government proposes scrapping allowance scheme for students from wealthier families.