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Mattarella, il dialogo è essenziale per bandire le intolleranze
E' un messaggio di altissimo significato in un tempo difficile
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Amplificate da approccio politico interno sempre pronto a danneggiare governo pro tempore
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Donnarumma si dimette. Le opposizioni: dovrebbe lasciare Salvini. Forza Italia: ora svolta in Fs
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Caldo estremo: 1,5 milioni di lavoratori a rischio. Cgil e Greenpeace: “Il governo fa troppo poco”
Allarme lanciato per il 25-26-27 giugno. Più esposti cantieri, logistica, rider e manutenzione urbana. Roma, la città con il numero più alto di addetti coinvolti: 428 mila
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Lacrime e dolore a Ceriale, folla in chiesa per l’ultimo saluto a Sofia
La migliore amica ancora ricoverata in ospedale
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“Chiara Petrolini lucida e determinata, voleva eliminare il figlio”
Le motivazioni della condanna a 24 anni e 3 mesi
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Toti a Spinelli: «Ti vengo a trovare prima delle elezioni. Ti chiedo un po’ di robe» Ecco le immagini degli incontri sullo yacht
Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»
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IL SINDACO DI GENOVA Lo sfogo di Bucci: «Gioco al massacro, non ci sto. Chiedo chiarezza, pronto a parlare con i pm»
Il sindaco di Genova: «Le mie parole sui maiali intercettate? Per ogni area nel porto si scatena la rissa. I soldi del ponte Morandi per un favore a Spinelli? È una falsità, quei soldi non c’entrano nulla»Il sindaco di Genova: «Le mie parole sui maiali intercettate? Per ogni area nel porto si scatena la rissa. I soldi del ponte Morandi per un favore a Spinelli? È una falsità, quei soldi non c’entrano nulla»
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Ucciso a 24 anni a colpi di pistola mentre andava a lavorare: giallo in Calabria
Domenico Oppedisano, padre di una bambina di nemmeno un anno, raggiunto da diversi proiettili. Era incensurato. Indagano i carabinieri. L’ipotesi di un regolamento di conti nell’ambito del controllo del legname
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Clima, la sfida dei 6 ragazzini contro l’Europa. Ecco perché la sentenza di domani può fare la storia (e ci sarà anche Greta)
La denuncia alla Corte dei diritti per l’uomo: «Non è stato fatto abbastanza per scongiurare la peggiore minaccia all’umanità». Se vincessero la sentenza avrebbe valore di trattato e obbligherebbe a prendere misure drastiche
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Strisciuglio, la scelta interna di Salvini per il dopo-Donnarumma
Una carriera di 25 anni tutta interna al gruppo Fs che culminerà con la nomina ad amministratore delegato. È la parabola di Gianpiero Strisciuglio, barese, 50 anni, una laurea in...
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Strage di Viareggio, il Pg della Cassazione chiede conferma delle condanne per tutti imputati
Il Procuratore generale della Corte di Cassazione ha chiesto il rigetto di tutti i ricorsi presentati dagli imputati nel processo per la strage di Viareggio e la conferma delle condanne...
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Glifosato, la Corte Suprema blocca le cause a Bayer
Sette voti a favore su nove a favore dello scudo alla Big Pharma tedesca per le mancate avvertenze sull’erbicida Roundup
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New York, Mamdani «kingmaker» alle primarie democratiche
Nella nella capitale finanziaria ed economica degli Usa hanno vinto tre candidati sostenuti dal sindaco: nomi nuovi della sinistra radicale anti establishment
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Vertice Italia-Francia, Macron accoglie Meloni al Museo Picasso e scherza: "Giorgia, da quanto tempo..."
Il presidente francese Emmanuel Macron accoglie Giorgia Meloni con una battuta, mentre le riserva baci, abbracci e le stringe la mano, sul piazzale antistante il Museo Picasso di Antibes
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Il nuovo HONOR Magic V6 debutta nei WINDTRE Store
WINDTRE porta per prima nei propri negozi il nuovo smartphone pieghevole, disponibile in anteprima per i clienti con un’offerta dedicata
Il Fatto Quotidiano
Antimafia, nuovo sfidante per il posto da vice-Melillo: al Csm il fronte anti-Ardita abbandona Fusco e punta su Imbergamo
Il match è ricominciato, ma in campo ora c’è un nuovo sfidante. Al Consiglio superiore della magistratura si rimescolano le carte sulla nomina del procuratore nazionale antimafia aggiunto, il “vice” di Giovanni Melillo alla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo (Dna). Movimenti sotterranei con un obiettivo esplicito: trovare un nome in grado di battere Sebastiano Ardita, procuratore aggiunto a Catania e favorito (almeno fino a ieri) per ottenere l’incarico, ma sgradito a Melillo nell’ottica degli equilibri interni alla super-Procura. Lo scorso 11 giugno, tra le polemiche, il plenum aveva rimandato indietro la pratica alla Quinta Commissione (competente sulle nomine ai vertici degli uffici) senza scegliere tra le due proposte arrivate dalla commissione stessa: quella di maggioranza (tre voti) per Ardita, magistrato con oltre 15 anni di esperienza antimafia, e quella di minoranza (un voto) per l’ex aggiunto di Milano Eugenio Fusco, che non si è mai occupato di criminalità organizzata ma ha coordinato, per poco più di un anno, il pool “antiterrorismo e reati cyber” della Procura meneghina. Sulla carta il pm siciliano avrebbe dovuto prevalere per curriculum, ma il Csm aveva azzerato tutto sfruttando l’assist di Franca Imbergamo, sostituta procuratrice alla Dna, che in una lettera a palazzo Bachelet ha sostenuto di avere più titoli di entrambi i colleghi, contestando la mancata valorizzazione della sua candidatura. Così la pratica è rientrata in commissione, dove gli equilibri sono cambiati. Ardita ha ottenuto gli stessi tre voti della prima tornata: quelli dei “laici” Felice Giuffrè ed Enrico Aimi, eletti in quota centrodestra, e del togato Eligio Paolini, della corrente conservatrice di Magistratura indipendente. Ma gli altri tre membri della “Quinta”, i togati progressisti e moderati, si sono riposizionati: Maurizio Carbone di Area, che aveva votato Fusco, ha cambiato cavallo puntando su Imbergamo, così come i due consiglieri astenuti al primo giro, Marco Bisogni di UniCost e Mimma Miele di Magistratura democratica. Tramontata la candidatura Fusco, il nuovo round quindi è finito tre a tre fra Ardita e Imbergamo: l’ultima parola spetterà ancora al plenum, dove a questo punto la partita è apertissima e saranno decisivi i voti dei togati indipendenti, dei laici di centrosinistra e dei vertici della Corte di Cassazione, membri di diritto del Csm. La proposta Imbergamo è motivata con un argomento puramente tecnico: secondo i consiglieri che l’hanno votata, la magistrata dovrebbe prevalere in automatico in base alla circolare interna sulle nomine (come interpretata da una recente sentenza del Consiglio di Stato) avendo un’esperienza nelle materie di competenza Dna superiore di oltre sei anni rispetto a quella del collega. Ma non è un segreto che la pratica sia considerata politicamente delicatissima, arrivando a interessare anche i massimi livelli istituzionali. Ascoltato in Commissione, Melillo aveva espresso chiaramente la sua preferenza per Fusco, sottolineando la necessità di poter contare su magistrati esperti in cybersicurezza. Ma un’eventuale nomina di Ardita influirebbe anche sulle dinamiche interne alla Dna, dove alcuni pm a lui vicini, tra cui Nino Di Matteo e la stessa Imbeergamo, contestano la gestione, da parte del procuratore, delle indagini sulle stragi del 1992-1993. In questo senso, dopo il ritorno della pratica in Commissione, lo stesso Di Matteo aveva diffuso una dichiarazione eloquente: “L’autogoverno elettivo, quello che abbiamo difeso dalla riforma, si nutre della fiducia dei magistrati; non può tollerare neppure il lontano sospetto che vi sia il tentativo di escludere il collega Sebastiano Ardita perché le sue idee, la sua forte personalità o la non appartenenza a correnti non lo rendono gradito al sistema“. L'articolo Antimafia, nuovo sfidante per il posto da vice-Melillo: al Csm il fronte anti-Ardita abbandona Fusco e punta su Imbergamo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il Fatto Quotidiano
“Per un F-35 servono oltre 400 chili di terre rare”: l’estratto esclusivo dal nuovo libro di Gianluca Schinaia sul potere delle materie prime
Gli Stati Uniti progettano e producono i sistemi d’arma più avanzati del pianeta, ma per costruirli e farli funzionare dipendono dalle forniture dei loro principali avversari geopolitici: Pechino e Mosca. È questo il paradosso contemporaneo che sta ridisegnando il concetto stesso di supremazia globale, spostando il baricentro del potere dagli arsenali militari alle miniere e alle catene di approvvigionamento. Questa debolezza strutturale è uno dei temi centrali de L’Età delle matrici – Terre rare, materie prime e dinamiche di potere (Codice Edizioni), il nuovo saggio di Gianluca Schinaia. L’autore, giornalista pluripremiato e head of sustainability di FpS Lab, vanta una lunga esperienza nell’analisi delle tematiche di sostenibilità per testate come Wired, Il Fatto Quotidiano, Avvenire, L’Espresso e Il Sole 24 Ore. Dopo la pubblicazione di Lavori in corso (Newton Compton, 2010) e la partecipazione al volume scientifico internazionale Interdisciplinary Approaches to Climate Change for Sustainable Growth (Springer, 2022), Schinaia torna in libreria per esplorare come i materiali fisici stiano mutando la storia umana, tracciando il legame profondo tra crisi geopolitiche e consumo di risorse. Nel capitolo intitolato “Le scintille delle matrici”, di cui proponiamo un estratto in esclusiva, l’indagine si concentra sull’industria della difesa statunitense. I dati evidenziano una vulnerabilità logistica senza precedenti. La costruzione di un singolo caccia F-35, il fiore all’occhiello dell’aviazione a stelle e strisce, richiede infatti oltre 400 chili di terre rare, necessarie per alimentare i sistemi di puntamento, i radar e la tecnologia stealth. Numeri che lievitano a quattro tonnellate quando si tratta di assemblare i sottomarini d’attacco nucleare di classe Virginia. Tuttavia, il mercato globale di questi elementi è saldamente nelle mani della Cina. La Russia, dal canto suo, controlla forniture cruciali come l’antimonio (indispensabile per la fabbricazione delle munizioni americane) e buona parte del titanio di grado aeronautico. Questo monopolio incrociato ha generato situazioni limite, come quella verificatasi nel 2012, quando il Pentagono fu costretto ad aggirare una propria legge nazionale in vigore dal 1973 pur di acquistare magneti cinesi essenziali per completare l’assemblaggio di oltre cento F-35. Di seguito, l’estratto in esclusiva che illustra i retroscena di un mondo in cui la guerra tecnologica, dai bombardieri ai droni, si basa sui materiali forniti dai propri rivali. L’estratto in esclusiva “L’Età delle matrici” di Gianluca Schinaia (Codice Edizioni) (Capitolo “Le scintille delle matrici” – Paragrafo “L’esercito degli uomini di latta”) ARMI SCARICHE: Perché le munizioni degli USA dipendono dalla Cina Pechino (e in parte Mosca) hanno in mano la fornitura di munizioni agli Stati Uniti, che si basa sul controllo di alcune terre rare e materie prime strategiche «L’ebrezza del volo è un’espressione che riassume bene la follia del sogno di toccare il cielo anche a costo dell’irrimediabile schianto a terra. Segna la nostra natura dicotomica di esseri umani, unici animali dotati di razionalità capaci di sognare il cielo anche, se necessario, per poterlo trasformare in inferno. Così come sembra essere stato un italiano, Leonardo da Vinci, il primo inventore a progettare in modo scientifico e ingegneristico delle macchine volanti, siamo stati sicuramente noi italiani nel 1911, in occasione della guerra italo-turca contro l’impero ottomano, i primi a pensare di usare degli aeroplani in un conflitto militare. Da quel momento, le macchine volanti sono state protagoniste assolute di quasi ogni guerra combattuta sulla Terra. Nel 2003, esattamente un secolo dopo il volo dei Wright, è stata avviata la produzione dei componenti per il prototipo della cellula dell’aeromobile F-35, modello che avrebbe testato il primo volo pubblico tre anni dopo. Non un velivolo qualsiasi, ma un salto tecnologico eccezionale per il periodo in cui è stato progettato dal colosso della difesa americano Lockheed Martin, visto che univa capacità stealth (difficoltà di tracciamento e individuazione, una sorta di semi-invisibilità al nemico), sensori, software e molte altre applicazioni considerate davvero avanguardistiche alla fine del secolo scorso, soprattutto se concentrate in un unico sistema. (…) Da cosa è composto un velivolo militare così straordinario? Da materiali preziosissimi, una vera e propria macedonia di elementi critici e strategici per la difesa. Come il berillio, che tiene insieme i bulloni; il gallio, che amplifica il radar; l’europio, che serve per i visori notturni; il tantalio, che è invece essenziale per i condensatori utili nel puntamento laser, mentre leghe e rivestimenti sono fatti di ittrio, gadolinio e disprosio. (…) ogni F-35 contiene circa una ventina di materie prime critiche e tra queste circa 417 chili di terre rare. Infatti, da solo il comparto militare americano assorbe circa il 5 per cento del consumo statunitense di elementi delle terre rare, impiegate dagli occhiali per la visione notturna dei soldati alle apparecchiature di comunicazione e ai sistemi di propulsione dei sottomarini nucleari. Tornando all’F-35, velivolo dell’eccellenza bellica Made in USA, nel 2012 sorse un grosso problema. Due aziende subappaltatrici di Lockheed Martin espressero grosse preoccupazioni all’amministrazione americana perché i magneti in terre rare presenti nei carrelli di atterraggio, nei sistemi informatici e in alcuni radar di 115 F-35 già assemblati e pronti non provenivano dagli USA ma da un’azienda cinese, la ChengDu Magnetic Material Science and Technology Co. Non era solo fonte di imbarazzo per il Pentagono, dato il ruolo da antagonista crescente che stava sviluppando la Cina, ma era addirittura illegale secondo le leggi americane. Infatti nel 1973 gli Stati Uniti avevano votato una legge che vietava l’acquisto da fornitori stranieri di metalli utili come componenti di tecnologie di armamento: era perfettamente logico, una filiera così sensibile doveva rimanere di presidio nazionale e il divieto intendeva di fatto incentivare lo sviluppo di supply-chains totalmente americane. Quando quarant’anni dopo emerse il problema appena descritto, il Pentagono si trovò con le mani legate e decise di derogare alla legge del 1973: questo divieto non si sarebbe applicato ad alcuni magneti di terre rare fabbricate dal gruppo cinese ChengDu Magnetic Material Science and Technology Co. Un esonero reiterato per un decennio: solo a partire dal 2023 è tornato di fatto a esercitarsi il bando anche sui magneti della discordia negli F-35. A questo punto, un dubbio vi avrà già sfiorato: questo problema toccava altri prodotti di punta dell’arsenale americano, oltre che gli F-35? Certamente sì. Se guardiamo a un altro vettore strategico bellico statunitense, i sottomarini d’attacco nucleari di classe Virginia, la quantità di terre rare presenti raggiunge le 4 tonnellate: si tratta dei sottomarini più avanzati al mondo per silenziosità, sensoristica e capacità belliche. Alcuni tra questi si sono visti recentemente in azione negli scontri marittimi con l’Iran. E quando parliamo di terre rare, è Pechino che ne controlla il mercato mondiale. Se pensiamo a un’altra materia prima chiamata antimonio, indispensabile per la fabbricazione delle munizioni americane, a dominare il mercato è la Russia. E Mosca controlla anche quasi la metà del mercato globale del titanio di qualità utile per l’industria aeronautica. Russia e Cina, i due grandi avversari degli USA – il primo del passato recente, il secondo nel presente e prossimo futuro – oggi tra loro alleati per interesse, in una partnership fragile ma compiuta, gestiscono anche il giro globale di materie critiche come il gallio, indispensabile per la produzione di sistemi di visione notturna, e il tungsteno, basilare per fabbricare proiettili, granate e fucili da caccia. Altre materie prime di cui in particolare la Cina controlla le filiere planetarie sono presenti nei missili SM-3 Block IIA, in alcuni caccia F-16 e nei bombardieri a lungo raggio Rockwell B- 1 Lancer. Questi ultimi ancora una volta sono velivoli militari, tutti dipendenti in qualche modo da materie prime cinesi. E in maniera simile capita anche alle nuove macchine volanti che hanno conquistato il centro dei teatri di guerra (…)». Non si tratta di un blockbuster fantascientifico: l’attacco dei droni oggi è cronaca bellica, in onda ogni giorno su tutti i tg. E anche queste macchine sono fatte di materie prime e terre rare. Così oggi l’America è ancora la prima nazione al mondo per produzione ed esportazione d’armi: il paradosso è che i materiali per costruirle e le munizioni indispensabili per farle funzionare arrivano direttamente dai suoi avversari più temibili nello scacchiere geopolitico contemporaneo. L'articolo “Per un F-35 servono oltre 400 chili di terre rare”: l’estratto esclusivo dal nuovo libro di Gianluca Schinaia sul potere delle materie prime proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Europe's heatwave shifts east as France raises health alert to highest level
Temperatures in Germany could hit 40C in some areas while French officials say deaths linked to the heat are being seen among young people.
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Poland's Tusk calls for 'mutual respect' during row with Ukraine
Ukraine's Volodmyr Zelensky skips major conference aimed at rebuilding his country after being stripped of a Polish state honour.
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Iran accuses NATO of ‘complicity’ in US war: What role did EU nations play?
NATO boss tries to convince Trump that European allies were there for the US during war on Iran.
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IRGC warns against new Hormuz route for ships: What we know
Experts say disagreements over shipping routes and transit fees could complicate efforts to reach a permanent agreement.