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La missione italiana è in Venezuela, team verso le aree del sisma
Il volo della Difesa atterrato a Maracay, a ovest di Caracas
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Giappone, allerta per due tifoni: evacuazioni in 13 prefetture
Oltre due milioni di persone coinvolte, rischio frane ed esondazioni
Repubblica.it
Vacanze estive? Ecco le mete mondiali più economiche tra cambio e inflazione
Con il calo delle tensioni internazionali, tanti italiani riprendono a considerare la possibilità di passare le ferie all’estero. In anteprima la ricerca di Ebury che identifica i Paesi più convenienti
Repubblica.it
Terremoto in Venezuela: sale a 920 il bilancio dei morti, oltre 50mila i dispersi. Tra le vittime Berroteran, giovane calciatore
Arrivano squadre di soccorso da nove Paesi, nelle prossime ore anche Italia e Germania. Una nuova scossa di magnitudo 4.9 è stata avvertita nel nord del Paese.
Repubblica.it > Cronaca
Un piano per eliminare Mirko:“L’ho pensato venti giorni fa”
Lucca, convalidato l’arresto di Moriconi, che ha sparato con il fucile a moglie e figlio. L’uomo si giustifica: “Ero depresso e in ansia”. La pm gli contesta la premeditazione. Il ragazzo era stato ricoverato in psichiatria per tre giorno dopo il litigio di inizio giugno
Repubblica.it > Cronaca
L’afa infiamma l’Europa. Nel weekend più temuto l’Italia supera i 40 gradi
Nel continente 150 milioni di persone sopra i 35 gradi di temperatura, quasi uno su tre. Record in Germania e Gran Bretagna. In Belgio salta la rievocazione di Waterloo
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Toti a Spinelli: «Ti vengo a trovare prima delle elezioni. Ti chiedo un po’ di robe» Ecco le immagini degli incontri sullo yacht
Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»
Corriere.it - Homepage
IL SINDACO DI GENOVA Lo sfogo di Bucci: «Gioco al massacro, non ci sto. Chiedo chiarezza, pronto a parlare con i pm»
Il sindaco di Genova: «Le mie parole sui maiali intercettate? Per ogni area nel porto si scatena la rissa. I soldi del ponte Morandi per un favore a Spinelli? È una falsità, quei soldi non c’entrano nulla»Il sindaco di Genova: «Le mie parole sui maiali intercettate? Per ogni area nel porto si scatena la rissa. I soldi del ponte Morandi per un favore a Spinelli? È una falsità, quei soldi non c’entrano nulla»
Corriere.it - Cronache
Ucciso a 24 anni a colpi di pistola mentre andava a lavorare: giallo in Calabria
Domenico Oppedisano, padre di una bambina di nemmeno un anno, raggiunto da diversi proiettili. Era incensurato. Indagano i carabinieri. L’ipotesi di un regolamento di conti nell’ambito del controllo del legname
Corriere.it - Cronache
Clima, la sfida dei 6 ragazzini contro l’Europa. Ecco perché la sentenza di domani può fare la storia (e ci sarà anche Greta)
La denuncia alla Corte dei diritti per l’uomo: «Non è stato fatto abbastanza per scongiurare la peggiore minaccia all’umanità». Se vincessero la sentenza avrebbe valore di trattato e obbligherebbe a prendere misure drastiche
Il Sole 24 ORE - Italia
Mattarella firma il decreto Infrastrutture: la tassa sui pacchi slitta al 1° ottobre
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto Infrastrutture-Pnrr, varato in Consiglio dei ministri lo scorso lunedì. Il testo, dopo la promulgazione, è diretto in Gazzetta ufficiale per...
Il Sole 24 ORE - Italia
Turismo e disabilità, da World4All la mappa delle destinazioni accessibili
Trasformare l’accessibilità nel settore turistico in un’informazione misurabile, verificabile e utile al momento di mettersi in viaggio per una vacanza: è la missione di World4All, la startup fondata...
Il Sole 24 ORE - Mondo
Stretta Ue sulle emissioni di metano: la Germania si unisce al coro del no, ma la Commissione tira dritto
Nel pieno della seconda ondata di calore dopo quella di maggio, tra temperature record, decessi, allarmi, bollini gialli e rossi, stop di attività produttive e blackout, un gruppo di Stati...
Il Sole 24 ORE - Mondo
Trump: dazi del 100% su beni Paesi che impongono tassa su servizi digitali
Donald Trump minaccia di imporre dazi del 100% ai Paesi che introdurranno la Digital Tax per le aziende Usa. «Numerosi Paesi europei stanno discutendo dell’imminente introduzione di un’imposta sui servizi...
Il Giornale
Investiti 200 milioni per raggiungere 186 MW
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Il Giornale
Ifis cade in Piazza Affari sul taglio dei profitti, ma la banca è solida
Recepiti i primi esiti di un’ispezione Bankitalia, accantonati 30 milioni. Non cambia la dividend policy
Il Fatto Quotidiano
Formazione manageriale in azienda: perché gli imprenditori la finanziano e poi la sabotano
Nelle piccole e medie imprese italiane si parla spesso di scarsa cultura manageriale, ritardo organizzativo, difficoltà nel trattenere competenze e formazione insufficiente. Tutto vero, almeno in parte. Ma c’è un fenomeno meno raccontato e molto più scomodo: molte aziende pagano la formazione, fanno crescere i propri manager, li espongono a nuovi strumenti, nuovi processi e nuovi metodi di lavoro, e poi li costringono a tornare indietro. È questo il paradosso. L’imprenditore investe denaro per formare le persone, ma quando quelle persone iniziano davvero a ragionare in modo diverso, a chiedere dati, metodo, riunioni strutturate, deleghe chiare, budget, indicatori e responsabilità definite, lo stesso imprenditore si irrigidisce. Non sempre lo dichiara. Spesso non se ne accorge nemmeno. Però rallenta, accentra, corregge, smentisce, ridimensiona. E nel giro di pochi mesi l’azienda torna esattamente dove stava prima, con una differenza pericolosa: le persone sono più competenti, ma anche più frustrate. La formazione, in questi casi, non fallisce perché è inutile. Fallisce perché l’azienda non regge le conseguenze della formazione. Un percorso serio non trasferisce solo nozioni, ma modifica il modo in cui le persone leggono i problemi, prendono decisioni, esercitano responsabilità e interpretano il proprio ruolo. Se però, dopo il percorso, l’organizzazione resta costruita sull’intuito del titolare, sull’emergenza continua, sulla telefonata che scavalca la procedura e sulla decisione presa nel corridoio, il capitale formativo si dissolve. Dal punto di vista del consulente di direzione aziendale, questo è uno degli sprechi più costosi e meno misurati nelle Pmi. Nei conti aziendali la formazione viene registrata come costo. Qualche volta, nelle imprese più evolute, viene considerata un investimento. Ma quasi nessuno misura il costo della formazione non applicata: denaro speso, tempo sottratto all’operatività, aspettative generate, credibilità consumata dal vertice e perdita di fiducia nel cambiamento. L’azienda non torna semplicemente al punto di partenza: ci torna con meno energia. Il meccanismo psicologico è abbastanza chiaro. Molti imprenditori vogliono manager più preparati, ma non sempre vogliono manager davvero più autonomi. Vogliono collaboratori capaci di decidere, ma solo finché decidono come avrebbero deciso loro. Vogliono processi più ordinati, ma non quando quei processi limitano la possibilità di intervenire in ogni momento. Vogliono numeri più precisi, ma non quando quei numeri mettono in discussione la loro percezione. Vogliono delegare, ma conservando il diritto di riprendersi la delega appena qualcosa non coincide con l’abitudine. Nelle imprese familiari la psicologia del fondatore diventa spesso modello organizzativo. L’imprenditore ha costruito l’azienda con fatica, rischio, intuito e presenza quotidiana. Per anni tutto è passato da lui: clienti, fornitori, banche, produzione, personale, incassi, problemi. Poi arriva la formazione tecnica e manageriale e dice, con garbo ma con una certa brutalità, che l’azienda deve funzionare anche senza il suo intervento continuo. Qui nasce il conflitto. Per molti imprenditori, il passaggio da azienda accentrata ad azienda organizzata viene vissuto non come evoluzione, ma come perdita di identità. Se un responsabile commerciale inizia a ragionare su marginalità, pipeline e obiettivi, non sta solo lavorando meglio: sta sottraendo al titolare una parte della relazione diretta con il mercato. Se un responsabile amministrativo introduce budget di cassa, report e controllo degli scostamenti, non sta solo migliorando la gestione: sta trasformando la sensazione dell’imprenditore in un numero verificabile. Se un responsabile di produzione pretende tempi standard, manutenzioni programmate e analisi degli errori, non sta facendo burocrazia: sta togliendo spazio all’improvvisazione eroica. In molti casi l’imprenditore è quasi geloso del valore prodotto dalla consulenza formativa. Ha pagato perché le persone crescessero, ma quando crescono davvero percepisce quella crescita come una minaccia. Come se pensasse: “Li ho fatti formare io, ma adesso non vorrei che si sentissero troppo importanti”. Da qui nasce un sabotaggio involontario. Non serve vietare il cambiamento. Basta non proteggerlo. Basta continuare a premiare i vecchi comportamenti. Basta dire che la procedura va bene, ma autorizzare l’eccezione ogni volta che qualcuno insiste. Basta chiedere autonomia e poi smentire chi la esercita. La formazione tecnica e manageriale non dovrebbe essere valutata solo sulla qualità dell’aula o sul gradimento dei partecipanti. Dovrebbe essere misurata dopo, nella vita reale dell’azienda. Quanti comportamenti sono cambiati? Quante decisioni vengono prese meglio? Quante riunioni producono azioni verificabili? Quante deleghe sono diventate effettive? Quanti report vengono letti e utilizzati? Quanti processi sono stati rispettati anche quando sarebbe stato più comodo aggirarli? Senza queste domande, la formazione resta un rito elegante. Si fanno le slide, si compila il questionario finale, si ringrazia il formatore, si dice che “è stato molto interessante”, e poi si torna in azienda come prima. È la versione manageriale della palestra pagata a gennaio e abbandonata a febbraio: cambia solo che qui non si perde massa muscolare, si perde capacità competitiva. Perché il vero salto manageriale delle Pmi non consiste nel fare più formazione. Consiste nel non tradirla il giorno dopo. L'articolo Formazione manageriale in azienda: perché gli imprenditori la finanziano e poi la sabotano proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il Fatto Quotidiano
Proteste in Albania contro lo sfruttamento ambientale: la formula è ormai la stessa dappertutto
Cosa porta migliaia di cittadini albanesi a protestare, con modalità, affluenza e mobilitazione di giovani che non si vedevano da anni nelle piazze di Tirana? Un progetto immobiliare da 1,4 miliardi di euro destinato alla costruzione di un resort di lusso sull’isola di Sazan ha reso evidenti un insieme di cause intercorrelate tra loro; problemi nazionali, ma facilmente declinabili nelle derive visibili se si amplia lo sguardo a livello globale. A partire dal 1° giugno le strade della capitale, come quelle di altre importanti città albanesi, sono state riempite per protestare, in modo evidente e concreto, la contrarietà alla repressione della libertà di manifestare, alla sudditanza del proprio Paese a un governo esterno criminale e colonialista e a decisioni imposte dall’alto, prese a scopo di lucro, che vanno a impattare in modo negativo sull’ambiente. Ancora una volta, dunque, risulta lampante l’immediata, ma spesso erroneamente trascurata, connessione tra sfruttamento ambientale, diritti democratici e subdoli giochi dei potenti. Le proteste, partite come ambientaliste, sono iniziate il 23 maggio nei luoghi in cui erano cominciati i lavori per la costruzione del resort. Già nel 2024 il parlamento albanese aveva approvato una serie di emendamenti alla normativa sulle aree protette del Paese, diminuendo drasticamente la tutela. Si trattava di modifiche ad hoc per permettere poi alla società di Jared Kushner, genero di Donald Trump, di costruire questo resort dall’impatto ecologico devastante, che distruggerebbe la biodiversità di una delle aree di maggior valore naturalistico dell’Albania. L’isola, infatti, farebbe parte di una zona protetta popolata da tartarughe marine, foche monache, pellicani dalmata e fenicotteri rosa, diventati poi simbolo delle proteste, definite quindi “rivolta dei fenicotteri”. Rivolta che è scoppiata grazie all’indignazione a seguito della circolazione di un video online che mostra un manifestante ambientalista pacifico mentre viene trascinato via di forza dalle guardie di sicurezza private della società di Kushner, il tutto mentre le forze dell’ordine assistevano senza intervenire. Nonostante ciò, il premier albanese Edi Rama ha sostenuto che non ci fossero accordi con Kushner, mentre di fatto i lavori erano stati avviati senza che nemmeno fosse stato presentato un progetto ufficiale, delineando una grave mancanza di trasparenza nei confronti dei cittadini. Inoltre, Rama ha liquidato le preoccupazioni ecologiche considerandole come ostacoli per lo sviluppo del Paese. Ma chi trarrebbe davvero vantaggio da questo “sviluppo”? Dati i numeri delle persone scese in piazza, non certo i cittadini albanesi, che al posto di questo tipo di investimenti ne auspicano per posti di lavoro nel loro Paese, che ha dovuto vedere 1,2 milioni di cittadini migrare negli ultimi 30 anni. In aggiunta, la mancata tutela di aree che dovrebbero essere protette in quanto preziosi ecosistemi rallenta l’entrata del Paese in Unione Europea, anch’essa voluta dai cittadini. “L’Albania non è in vendita” è uno degli slogan più usati in questi giorni, un’accusa chiara contro il primo ministro che ha concesso un territorio albanese in cambio di guadagno e migliori rapporti col presidente statunitense, colpevole di aver iniziato una guerra, supportare un genocidio e limitare la democrazia e il rispetto dei diritti umani anche nel proprio Paese. Inoltre, alcuni pensano che la scelta di questo territorio non sia un caso: l’isola di Sazan è da sempre considerata un punto geopolitico strategico poiché da lì si può monitorare il traffico navale nell’Adriatico. Anche da italiani, non possiamo fare altro che comprendere le proteste in Albania ed empatizzare con i manifestanti, riconoscendo che le dinamiche contro cui si stanno mobilitando non sono troppo distanti da quelle presenti anche nel nostro Paese. Infatti, il governo Meloni è complice, tra le altre cose, di non investire in welfare, ma in aziende belliche e fossili, che aggravano guerre e crisi climatica, di limitare drasticamente il diritto di protestare e opporsi, attraverso il nuovo decreto sicurezza, e di avere un rapporto di lampante sudditanza a Trump. La formula sembra essere sempre la solita dappertutto: andare contro il volere delle persone in nome della repressione e dello sfruttamento indiscriminato dell’ambiente per tornaconto personale e per il lusso ridondante di pochi. In questa realtà caratterizzata da una distopia che hanno costruito, vogliamo e dobbiamo distruggerla, ribellandoci con in mente quella che ormai sembra essere l’utopia di una democrazia, di una giustizia sociale e climatica. L'articolo Proteste in Albania contro lo sfruttamento ambientale: la formula è ormai la stessa dappertutto proviene da Il Fatto Quotidiano.
BBC News
Europe's deadly heatwave breaks German record and halts public events
Germany's highest ever temperature of 41.3C is recorded provisionally in Saarbrücken, over the border from France.
BBC News
Christmas market attacker jailed for life for murdering six in Germany
A nine-year-old and five women were killed when Taleb Al-Abdulmohsen drove into the market in 2024.
Al Jazeera – Breaking News, World News and Video from Al Jazeera
US strikes on Iran test fragile ceasefire
The US has struck Iran for the first time since the two sides reached a Memorandum of Understanding on June 17.
Al Jazeera – Breaking News, World News and Video from Al Jazeera
Rescue efforts turn to recovery as aftershocks shake Venezuela
Rescue workers in one Caracas neighbourhood say no help has arrived, two days after twin quakes tore through the city.