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'Congresso voti il Save America Act su identificazione e voto per corrispondenza'
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Il telemarketing illecito continua: perché la tagliola di giugno è fallita e quali soluzioni ci sono
Conclamato il flop della norma contro il telemarketing illecito dei servizi energetici, scattata il 19 giugno. Ma le autorità stanno per applicare soluzioni più efficaci, basate sulla collaborazione degli operatori (con le buone e le cattive)
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Ultimo, le pagelle: top e flop del concerto di Tor Vergata
Il duetto con Fabrizio Moro e l’ingresso con “Pianeti”, la classicità di “Romantica” e l’effetto-muretto di “Fateme cantà”: i momenti migliori e quelli un po’ così di una serata indimenticabile
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Shok anafilattico di Montano, l’esperta: “L’unico salvavitaè l’adrenalina”
La dottoressa Antonella Muraro spiega cos’è la caseina, che differenza c’è tra allergia e intolleranza e come si affrontano i casi gravi
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La Spezia, il mercato all’aperto solo di mattina per evitare il caldo: “Scelta di salute pubblica”
Il venerdì stop alle vendite alle 14 fino al 15 settembre, ma tra gli ambulanti è polemica e qualcuno ha fatto ricorso
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Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»
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IL SINDACO DI GENOVA Lo sfogo di Bucci: «Gioco al massacro, non ci sto. Chiedo chiarezza, pronto a parlare con i pm»
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Ucciso a 24 anni a colpi di pistola mentre andava a lavorare: giallo in Calabria
Domenico Oppedisano, padre di una bambina di nemmeno un anno, raggiunto da diversi proiettili. Era incensurato. Indagano i carabinieri. L’ipotesi di un regolamento di conti nell’ambito del controllo del legname
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Clima, la sfida dei 6 ragazzini contro l’Europa. Ecco perché la sentenza di domani può fare la storia (e ci sarà anche Greta)
La denuncia alla Corte dei diritti per l’uomo: «Non è stato fatto abbastanza per scongiurare la peggiore minaccia all’umanità». Se vincessero la sentenza avrebbe valore di trattato e obbligherebbe a prendere misure drastiche
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Fentanyl: ispezioni all’ospedale Israelitico a Roma, il rischio dei registri non aggiornati
Dopo il maxifurto di ottanta fiale del potente oppioide, Carabinieri e Nas hanno raccolto informazioni sui registri e sulla gestione della chiave dell’armadietto contenente i farmaci
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Vendite online di abbigliamento, Italia virtuosa nei resi maglia nera alla Germania
Su tre vestiti venduti online, almeno 1 torna indietro. E nel quadro europeo, dove si raggiungono picchi del 50%, l’Italia è uno dei Paesi virtuosi, con una percentuale del 15%,...
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Ucraina, «terminale petrolifero San Pietroburgo colpito da droni»
Una serie di esplosioni ha scosso San Pietroburgo, la città natale di Vladimir Putin, dove sono scoppiati incendi a un terminal petrolifero dopo che era stato registrato un attacco di...
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Trump contro i «comunisti» nel 4 luglio, Zelensky: «Usa proteggano il mondo dai tiranni»
Alla vigilia del 250esimo anniversario della nascita degli Stati Uniti, il presidente Donald Trump ha usato lo scenario di Mount Rushmore per attaccare i suoi avversari politici, definendoli comunisti “senza...
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05-07-'94. La partita che slegò il Codino
L'incursione disperata, il pallone che rimbalza a rimorchio e il destro chirurgico che accarezza il palo interno ed entra. Lì cambiano la storia e il racconto di Usa '94
Il Giornale
Arabia girevole, El Shaarawy va, Kessiè torna
Giorni speciali e da ricordare quelli che sta passando l'attaccante ex Roma
Il Fatto Quotidiano
Roma annuncia il Piano Caldo, ma intanto ospita l’ennesimo maxi evento motorizzato: servirebbe più cura
Giovedì 2 luglio è stato annunciato a Roma il prossimo Piano Caldo del Comune. Il Sindaco ha lodato i progressi fatti – per la verità ad oggi poche cose rispetto all’immensità del problema climatico: pensiline degli autobus, piscine per gli anziani, fontanelle, un po’ di depaving etc – ed è stato detto che si continuerà sulla stessa direzione, rafforzando gli interventi sulla riforestazione, puntando alla creazione di rifugi climatici accessibili a tutti in 15 minuti a piedi, creando delle coperture tipo vele laddove non si possano piantare alberi (che comunque non fanno ombra perché troppo piccoli). La cifra che il Comune intende investire è di dieci milioni all’anno per cinque anni. Francamente, un’inezia rispetto alle entrate della Capitale. Meglio questo che niente, comunque, si dirà. E però, mentre Sindaco e assessori annunciavano il primo piano caldo in Europa (forse perché le città europee sono già intervenute massicciamente in coperture e riforestazione anche senza piano caldo, nda), nel frattempo la polizia stradale con grande lena cominciava a chiudere le strade del centro per ben tre giorni. Tanto quanto durerà il Rally di Roma, ennesima manifestazione di cui nessuno sentiva l’esigenza e che porterà centinaia di bolidi per le vie del fragile centro storico per arrivare anche a San Pietro dopo un giro per il reatino. Conclusione con inquinanti frecce tricolori. Scrive eccitato Il Messaggero: “Saranno ben 126 equipaggi, provenienti da circa 30 nazioni, che si daranno battaglia sulle strade di Roma e del Lazio per tre giorni di adrenalina e spettacolo. Un’esperienza unica in cui i fari delle vetture andranno a illuminare il Colosseo, mentre il suono dei motori riecheggerà tra le antiche mura romane”. Non è evidente il problema? La questione del caldo non è meramente una questione di temperature alte e di refrigerio da dare, condizionando il condizionabile. La questione del caldo racconta di una crisi climatica senza precedenti che richiederebbe un mutamento radicale di mentalità della stessa amministrazione. Non puoi parlare di crisi climatica e nel frattempo continuare ad autorizzare dozzine di maxi-eventi ogni mese che intasano la città, distruggono il sonno dei residenti, inquinano in ogni modo. Solo una settimana fa, Roma è stata chiusa per un identico evento “a motore”, un’invasione di migliaia di Vespe in tutta la città (bloccata). Non ci serve un piano caldo se poi si scaldano i motori di centinaia di macchine pronte a intasare il centro storico (che poi si dice sempre che gli eventi vanno spostati fuori dal centro e poi, chissà perché, si fanno sempre tutti sotto il Colosseo). Oltre al rumore, ai gas di scarico e alle strade bloccate, è proprio l’immaginario che è sbagliato. Tra l’altro, in molti si sono lamentati sui social network, sono state appena tassate le auto elettriche che entrano in centro (1.000 euro, prima gratis), si fanno le domeniche ecologiche, si parla appunto di una Roma piena di rifugi climatici e più fresca e sicura e poi si insiste con eventi assurdi con questi. Che messaggio si dà? Non solo: se Roma soffre di crisi climatica e di aumento delle temperature, non puoi continuare a rilanciare l’overtourism in ogni sua declinazione (mentre a parole si dice di volerlo ridurre), esultando ogni volta che i numeri degli arrivi e degli eventi aumentano, mentre la pressione sul centro storico, fragile e a rischio, aumenta, così come aumenta il degrado. E se credi davvero che la crisi climatica esista, non puoi neanche continuare a vendere Roma come un brand di lusso, puntando sul turismo a cinque stelle e, anche spesso e volentieri, sulla privatizzazione di beni pubblici aperti per eventi privati e turisti “altospendenti”. Insomma, la crisi climatica a Roma richiederebbe solo il contrasto al caldo, ma un cambiamento radicale del modo di concepire la città. Basta con lo sfruttamento senza misura, basta con il depaving da un lato e l’aumento delle cubature dall’altro (stadio della Roma, inceneritore, rigenerazioni urbane generose verso i privati etc). Basta con l’idea che Roma sia accessibile solo e soprattutto a chi ha soldi. È una visione aberrante che, con la crisi climatica, andrebbe abolita a favore di una immagine della città davvero sostenibile, condivisa, fruita da tutti “dal basso”, e soprattutto anche meno inquinante. Ci vorrebbero più protezione e più cura, altro che l’ennesima sfilza di grandi eventi di cui l’assessore Alessandro Onorato – ora lanciato sulla scena nazionale con l’originale slogan “la politica del fare” – va sempre fierissimo, come se Roma fosse soprattutto un immenso parco divertimenti, senza passato e senza storia, di cui sfruttare ogni angolo per fare cassa, tra l’altro senza spiegare esattamente dove vengono investiti i soldi, visto che la vita dei residenti peggiora. Buttandola sul paradosso, si potrebbe suggerire di unire l’utile al dilettevole e fare di questi eventi dannosi e anche pacchiani un aiuto contro il caldo: mettiamo gli anziani nelle macchine da Rally, scarrozzati con l’aria condizionata in giro per il Lazio. Facciamo accomodare i residenti senza aria condizionata dietro le vespe a farsi un giretto rinfrescante per Roma, che magari il centro non l’hanno mai visto. Scherzi a parte, a Roma l’auto è davvero diventata un rifugio climatico. I romani continuano ad usarla, e sempre di più anche d’estate, per non morire di afa nel tragitto verso l’autobus, che ombra non ce n’è. Aspettando il piano caldo, e per non soccombere nel frattempo, come sempre a vincere è l’adattamento-fa-da-te. L'articolo Roma annuncia il Piano Caldo, ma intanto ospita l’ennesimo maxi evento motorizzato: servirebbe più cura proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il Fatto Quotidiano
Contributo italiano di due euro sui pacchi rinviato a ottobre: un prelievo legittimo?
Un lettore — che di dogane vive — ha commentato il mio post del 23 giugno con un intervento preciso e operativamente utile. Ha fatto bene i conti: il valore doganale comprende prezzo, trasporto e assicurazione, il dazio si applica su questo aggregato, l’Iva si calcola sul valore doganale già aumentato del dazio. La somma, per il consumatore, resta inferiore al costo di una bolletta doganale ordinaria. Paghi tutto prima — scrive — e poi vedi il cammello: è la sintesi più onesta del sistema doganale che si possa leggere. Ha ragione, la tariffa fissa conviene. La sua ricostruzione dice quanto si paga, ma non centra la domanda che mi ero posta: il prelievo italiano è legittimo? Con decreto-legge 26 giugno 2026, n. 107 il Governo ha scelto la più antica delle soluzioni giuridiche: rinviare. Fa slittare — ancora una volta — dal 1° luglio 2026 al 1° ottobre 2026 il contributo italiano di due euro per ciascuna spedizione di modico valore proveniente da Paesi extra-Ue. Non è una correzione tecnica. È una doppia ammissione. E un rinvio, in fondo, è il modo più educato con cui si dà ragione a chi protesta. La prima ammissione riguarda il mercato. Confetra aveva documentato, già prima che il prelievo entrasse in vigore, uno spostamento dei flussi di importazione verso Belgio, Paesi Bassi e Ungheria: il mercato, che non è abbonato alla Gazzetta Ufficiale ma sa contare, aveva già traslocato. Le cause sono più d’una — l’abolizione della soglia di esenzione, il nuovo dazio europeo, l’incertezza regolatoria — e sarebbe scorretto attribuire la diversione al solo contributo nazionale. Il Governo, rinviandolo sotto la pressione del comparto logistico, ha riconosciuto ciò che conta sul piano giuridico: un onere unilaterale di uno Stato membro su quelle spedizioni basta a deviare i traffici verso le frontiere dove non si paga. È esattamente l’effetto che il diritto dell’Unione vieta agli Stati membri di produrre. La seconda ammissione riguarda il diritto. L’articolo 30 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea vieta, tra gli Stati membri, non solo i dazi doganali ma “qualsiasi tassa di effetto equivalente”, vale a dire ogni onere pecuniario imposto unilateralmente che colpisca le merci per il solo fatto di varcare la frontiera. I pacchi di Temu o di Shein vengono da fuori dell’Unione, è vero, ma la Corte di giustizia ha esteso il divieto anche alle importazioni da Paesi terzi: instaurata la tariffa doganale comune, nessuno Stato può aggiungervi prelievi nazionali unilaterali senza romperne l’uniformità verso l’esterno. La diversione di cui si è detto ne è la prova. L’unica eccezione ammessa è il corrispettivo proporzionato di un servizio effettivamente reso al singolo importatore. Qui il servizio non c’è: la dogana non controlla materialmente il contenuto dei pacchi di modico valore — lo ha confermato anche il nostro lettore — e si pagano due euro per un controllo che non avviene. Si paga il biglietto e si salta lo spettacolo: un prelievo fisso slegato da qualsiasi controllo non supera i criteri pretori. E che il dubbio sia fondato non lo dice un avversario del Governo, ma la principale associazione delle imprese. Le osservazioni di Confindustria lo avevano messo nero su bianco in termini inequivocabili: restano “aperti interrogativi sulla compatibilità del contributo nazionale con la normativa unionale, che non consente agli Stati membri di introdurre autonomamente dazi o misure di effetto equivalente”. Il rinvio al 1° ottobre, dunque, non chiude la questione, la procrastina di qualche mese. Dal lato Ue vanno distinti due strumenti. Il dazio da tre euro, già in vigore dal 1° luglio 2026, è un prelievo doganale di fonte europea, non unilaterale. La più ampia riforma doganale concordata il 26 marzo 2026 da Parlamento e Consiglio prevede invece un secondo strumento, vale a dire una tariffa armonizzata — la cosiddetta “handling fee” — destinata a coprire i costi amministrativi dello sdoganamento dei pacchi di modico valore. Non è ancora operativa. L’importo dovrà essere fissato dalla Commissione europea con un atto delegato e gli Stati membri cominceranno ad applicarla entro il 1° novembre 2026. Quando entrerà in vigore, il contributo italiano rischia di nascere già vecchio, assorbito da quello europeo o sommato sullo stesso pacco. Resta il nodo che né il rinvio né la riforma europea sciolgono: chi paga di più, proporzionalmente, è chi spende meno. Il dazio da tre euro su un pacco da 30 euro è il dieci per cento del valore e il contributo da due euro aggiunge un altro 7% abbondante. Chi importa container per migliaia di euro non sente nulla di tutto questo. L’articolo 53 della Costituzione chiede che il concorso alle spese pubbliche sia commisurato alla capacità contributiva: un prelievo fisso che pesa in ragione inversa al reddito del consumatore è strutturalmente regressivo. Il rinvio sposta la scadenza, non il dato di fondo: a pagare di più, in proporzione, è sempre chi ordina trenta euro di merce, non chi ne importa per migliaia. L'articolo Contributo italiano di due euro sui pacchi rinviato a ottobre: un prelievo legittimo? proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ukraine hits major oil terminal in Russia's St Petersburg
Ukrainian President Volodymyr Zelensky says the target is key infrastructure "that generates revenue for Russia's war".
BBC News
Russia looks to students to make up for mounting losses in Ukraine
Moscow's campaign for students to sign army contracts comes as the Kremlin seeks to sustain its war effort for a fifth year.
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Trump lauds Americans in storm-delayed 250th anniversary speech
President Trump has praised Americans as ‘a historic and heroic people’, in a speech on the nation's 250th anniversary.
Al Jazeera – Breaking News, World News and Video from Al Jazeera
A name, a document, a future: Cameroon’s fight to register every child
Efforts to expand birth registration in Cameroon are gaining ground, but millions of children remain undocumented.